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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Sab 27 Marzo

Meditazione Sab 27 Marzo

Meditazione Sab 27 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Per più seguirlo e amarlo

 

Giovanni 11, 45-56

In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

 

 

La liturgia di oggi ci propone un brano nella prima lettura sulla quale conviene soffermarsi (Ez 37, 21-28). Ezechiele rivela la promessa e il progetto di Dio sul Popolo d’Israele. Si tratta di un’alleanza eterna e di pace che ha tre promesse, tre frutti: la generazione «la moltiplicherò»; la presenza di Dio «in mezzo a loro sarà la mia dimora»; la relazione tra Dio e il Popolo «Io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo».

L’alleanza tra Dio e il Popolo è fatta da un atto di amore, un atto che si svolge per volontà di Dio e al quale l’umanità resiste.

Venendo al Vangelo di Giovanni, e in generale nel Nuovo Testamento, vediamo i frutti di questa alleanza. Nel brano che contempliamo oggi, Gesù sta agendo e predicando e poco prima resuscitò Lazzaro. Ai segni di Gesù e alla sua predicazione molti si convertono, la sua presenza è credibile, ma parte degli uditori resistono. C’è sempre una parte del popolo e una parte di noi che resiste. Il vangelo di Giovanni lo dice all’inizio nel suo prologo: «La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta» (Gv 1,5). Questo falso equilibrio tra favorevoli e contrari non può non essere smascherato! Il male e il bene non stanno in equilibrio tra loro, luce e tenebra non possono coabitare. Per questo Caifa ad un certo punto sentenzia e suggerisce la morte del giusto, dell’unico giusto: perché le tenebre non stanno ad aspettare vogliono primeggiare.

Cosa quindi ci aspetta a noi? Come possiamo vivere di luce? Come possiamo contemplare i tre frutti che il profeta Ezechiele profetizza al popolo nella prima lettura? Papa Benedetto XVI commentando nell’enciclica «Deus caritas est» (n. 12) l’incarnazione del «Dio-con-noi», afferma: «La vera novità del Nuovo Testamento non sta in nuove idee, ma nella figura stessa di Cristo, che dà carne e sangue ai concetti, un realismo inaudito. Già nell’Antico Testamento la novità biblica non consiste in nozioni astratte, ma nell’agire imprevedibile e in un certo senso inaudito di Dio. Questo agire di Dio acquista ora la sua forma drammatica nel fatto che, in Gesù Cristo, Dio stesso insegue la pecorella smarrita, l’umanità sofferente e perduta … Nella sua morte in croce si compie quel volgersi di Dio contro sé stesso nel quale Egli si dona per rialzare l’uomo e salvarlo – amore, questo, nella sua forma più radicale … È lì che questa verità può essere contemplata. E partendo da lì deve ora definirsi che cosa sia l’amore. A partire da questo sguardo il cristiano trova la strada del suo vivere e del suo amare».

Se la prima lettura ci ricorda un patto d’amore stabile perché voluto da Dio, il Vangelo ci ricorda la debolezza che viviamo, la radicalità delle tenebre che ci avvolgono. Gesù è costretto a ritirarsi a vita privata, ma anche aggiunge: «era vicina la Pasqua». Anche noi ci stiamo avvicinando velocemente alla Settimana Santa e quindi al triduo Pasquale, e come ci suggerisce Papa Benedetto siamo chiamati a contemplare il mistero Pasquale perché lì Cristo vive la sua Pienezza, nel fare la volontà del Padre, come afferma il Prologo di Giovanni: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia» (Gv 1,16).

Continuiamo quindi a contemplare il cammino di Gesù verso Gerusalemme, come ci suggeriscono i vangeli di questi giorni, affinché possiamo più imitarlo per più seguirlo per più amarlo.