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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Sab 6 Marzo

Meditazione Sab 6 Marzo

Meditazione Sab 6 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Doni di salvezza

 

Luca 15, 1-3. 11-32

In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

 

 

 

 

Quella di oggi è forse la parabola più conosciuta e più predicata e anche la parabola più ricca, ci richiama a molte cose di casa nostra, della nostra storia.

Ognuno di noi è invitato a vedere la scena e scegliere il proprio punto di vista: quella del padre, del figlio che se ne va, del figlio che resta, di un servo, di un esterno, di un vicino di casa, di coloro i quali che con il figlio che se ne andò hanno disperso il denaro ecc.

Non c’è da capire, ma meditando la parabola siamo chiamati a contemplare la nostra vita.

Propongo come chiave di lettura la colletta di oggi: “O Dio, che con i tuoi gloriosi doni di salvezza ci rendi partecipi sulla terra dei beni del cielo, guidaci nelle vicende della vita e accompagnaci alla splendida luce della tua dimora”.

Provo qui a dare delle provocazioni sulla base della colletta stessa.

Il figlio che se ne va prende tutto quello che gli spetta, tornando gli viene dato ancora dal padre molte cose, ora non sue, certo si intende i doni di salvezza, ma cosa penserà il figlio che è rimasto? Come lo vivo io?

Il figlio che resta è rimasto a casa preso da un senso di obbedienza nei confronti del padre, serve il padre e la casa. È il suo modo di essere partecipe dei beni del padre. Chi tra i due figli ha una relazione più autentica con il padre? Cosa penso io?

Il figlio minore ad un certo punto ha fame, solo allora pensa al padre, solo quando non ha più nulla con cui sfamarsi. Come vivo io questo elemento di necessità con la mia comprensione della misericordia di Dio? Come intendo che il Signore ci guida nelle vicende della vita?

Il padre accetta di dare l’eredità al figlio, significa che accetta che per quel figlio minore lui, il padre, è morto, l’eredità significa la rottura della relazione. Come vivo questa rottura tra il padre e il figlio? Come il padre può accompagnarlo ora?

Il padre attende che quel figlio ritorni e quando lo vede fa festa: come mi sento di fronte a questa scena?

Questo è un testo chiaro di per sé, la sua difficoltà è contemplarlo, mettersi dentro la scena e viverla nelle sue contradizioni, è la stessa dinamica che troviamo nella prima lettura. Un popolo amato e coccolato che decide di restare solo nella foresta, lontano dalle fertili campagne, eppure Dio perdona, calpesta le nostre colpe.

Chiediamo la Grazia di contemplare questo testo per conoscere di più la misericordia di Dio, il dono che viene non per i nostri meriti ma perché ad un certo punto, segnati da fame, vergogna e nudità, invece che continuare nel nostro orgoglio, sappiamo alzarci e chiedere pietà.