Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze)

Se non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

 

 

Luca 16, 9-15
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

 

 

 

Oggi ascoltiamo il senso della parabola dell’amministratore disonesto – alquanto spiazzante – e possiamo capirne meglio il senso. Agli occhi di Gesù – e quindi di Dio – tutti godiamo di una ricchezza che non abbiamo acquistato grazie ai nostri meriti, innanzitutto della vita e poi di tutto il resto, tanti doni ci sono stati affidati perché li amministriamo bene, non accumulandoli per noi, ma condividendoli con tutti come fratelli e sorelle.

Il mito del self-made man, proprio del sogno americano, cioè l’uomo che si è fatto da sé, grazie alle sue sole forze, al suo ingegno, non ha riscontro nella realtà: chiunque ha ricevuto molte risorse in dono per diventare quello che è, c’è tutta una prima fase della nostra vita in cui senza amore concreto e gratuito non potremmo sussistere e svilupparci. Non esiste un uomo così ricco da non avere bisogno di nulla, come neanche un uomo così povero da non avere nulla da dare: donare e ricevere appartengono alla struttura della realtà umana.

Ma c’è una ricchezza ancora più grande: il Regno, che Gesù vuole donare a chi lo ascolta e lo segue, è quella la vera ricchezza di Israele e di ogni uomo. Ma per poterla ricevere è necessario imparare prima ad essere fedeli nel poco, altrimenti corriamo il rischio di rovinare il dono, di non farlo andare ad effetto. Come quell’uomo della parabola che ricevette un solo talento – che è pur sempre tantissimo – ma per paura non l’ha utilizzato (cfr Mt 25,14-30).

La tradizione ci insegna che la “grazia suppone la natura”: se non curiamo la nostra umanità e non la sviluppiamo in modo che sia conforme al Vangelo, la grazia c’è, non viene tolta da Dio, altrimenti moriremmo, ma trova ostacoli, non riesce a dare il frutto sperato. E le varie forme di attaccamento, in particolare al denaro e ancor più alla propria volontà, sono uno degli impedimenti maggiori all’efficacia della grazia.

Perciò Gesù mette in guardia i suoi interlocutori che si ritengono a posto perché hanno la legge dalla loro parte: in realtà si nascondono dietro l’osservanza formale alla legge per coltivare e mantenere la propria avidità di denaro e potere, due realtà che facilmente corrompono la coscienza. E Dio, di fronte al quale siamo totalmente trasparenti, lo vede bene, non si lascia ingannare dall’apparente virtù.

Grazie a Dio nella chiesa ci sono anche tante persone generose e sensibili alle necessità dei fratelli e delle sorelle, come leggiamo nella 1a lettura in cui san Paolo elogia e ringrazia la chiesa di Filippi per averlo sostenuto nel ministero apostolico e aver contribuito alla colletta che sta facendo a favore della chiesa di Gerusalemme, colpita da una pesante carestia. Anche lui, abituato a bastare a se stesso, consapevole che la vera forza gli viene dal Signore, eppure deve riconoscere l’importanza dell’aiuto materiale ricevuto dai Filippesi, in cui si concretizza per lui la Provvidenza.

Possiamo fare nostra una preghiera di don Luigi Verdi, fondatore della Fraternità di Romena, per portare questa Parola nelle nostre vite.

Gesù, Tu che non ti lasci ingannare dalle esibizioni delle nostre virtù, né disgustare dai nostri vizi manifesti o segreti, raccogli ciò che il male sciupa e poi abbandona.

Gesù, Tu non sopporti spazi angusti, aria viziata, luce violenta. La tua presenza è un soffio, è una forza, è un canto che ci toglie la paura di osare e ci ridona il nudo esistere.

Gesù, figlio della debolezza disarmata, figlio dei giorni senza sole, figlio delle notti senza stelle guarda i nostri occhi che ti amano segretamente.

Gesù, Tu che conosci l’estrema gioia e l’estremo dolore, raccogli ogni uomo affamato e assetato di vita. Donaci il tuo cuore che non risparmia calore.

Gesù, dove abita l’odio, il calcolo, il voler possedere, rendici costanti come un eremita paziente, e pacifici come un profeta che lascia allo spirito tracciare il cammino.