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Chi crede in me compirà opere ancora più grandi

Il testo evangelico di oggi ci permette di trattare un’altra questione che anima spesso le domande di chi inizia un cammino di formazione cristiana: i miracoli.
Chi vi scrive proviene da un contesto, quello del meridione d’Italia, in cui, nella tradizione popolare, la prospettiva dell’azione diretta della grazia di Dio (e, spesso, anche dei santi) rappresenta uno dei più centrali elementi della formazione spirituale.
In nome del “chiedete e vi sarà dato” la preghiera cristiana si converte facilmente in continua richiesta di grazie, miracoli, interventi soprannaturali di Dio nella storia. Il retroterra di questa dimensione, sin da piccolo, mi ha fatto pensare più alla magia che al cristianesimo, trasmettendomi l’immagine di un Dio “arbitrario” nel concedere salute, vita o nell’esaudire o meno qualsiasi altra richiesta, da un posto di lavoro a una gravidanza.
Le parole di Gesù, quell’affermare che “faremo cose ancora più grandi” di quelle compiute da lui rispedisce al mittente questo miracolismo semplicistico.
L’uomo è il più grande miracolo di Dio. L’uomo e la sua storia sono il modo ordinario attraverso il quale Dio agisce nella Storia umana. Davvero l’uomo è capace di azioni da Dio.
Provo a spiegarmi meglio.

Abbiamo, spesso, dell’uomo, una valutazione disfattista e fortemente condizionata da un certo fatalismo. Eppure l’uomo è anche il soggetto, l’autore delle grandi scoperte scientifiche, della lotta strenua, fino al sacrificio della vita, nel nome dei grandi ideali, del quotidiano sacrificarsi, proprio dei genitori, per il bene dei propri figli.
Davvero l’uomo è capace di grandi cose. Ed è altrettanto vero che in 2000 anni di storia abbiamo realizzato cose più grandi di quelle compiute da Cristo: dai progressi nella medicina fino ai viaggi sulla luna, fino alle lotte per l’uguaglianza, per la fraternità e per la libertà tra gli uomini. Diverse, tra queste conquiste, hanno determinato pesanti sacrifici e, a volte, numerose perdite di vite umane. Ma sta di fatto che ogni generazione rappresenta e realizza un passo in avanti rispetto alla precedente.
Dobbiamo ammetterlo: l’esperienza esistenziale di Cristo, in quanto vero uomo, è un’esperienza che la morte ha concluso. La resurrezione ci immette in un piano già meta-storico, oltre e al di là della storia. E allora in che termini si fa presente il sostegno continuo che il Creatore realizza verso la sua creazione? In che modo intendiamo le azioni di Grazia che sono addirittura necessarie per stabilire la santità o meno di un uomo, affinché la Chiesa lo elevi alla “gloria degli altari”?
In tutti questi casi si tratta di riletture a posteriori, ossia di riconoscimenti, da parte di alcuni fedeli o, addirittura, dell’intera Chiesa del fatto che, in un dato evento della storia umana, personale o collettiva, si sia fatta “visibile”, in modo più pieno, la Grazia di Dio. Sono, quindi, “miracoli” in senso stretto tutti quegli accadimenti della storia, personale o collettiva, nei quali, in modo più chiaro, si è fatta concreta la presenza stessa di Dio tra i suoi. Presenza che sana, guarisce, salva dai pericoli, libera, dissipa oscurità, risolve conflitti etc…
Miracolo, però, in questo senso, è quindi anche ogni passo avanti nella storia umana e personale. È miracolo il generare vita, miracolo è offrire la propria vita al capezzale di un moribondo, come è accaduto in questi tempi di pandemia. Miracolo è rialzarsi dopo una brutta sconfitta. Miracolo è scoprire un nuovo farmaco, per dare salute e vita. Miracolo è una scoperta di una legge fisica che ci permette di conoscere meglio l’universo e i suoi segreti. In ciascuno di questi eventi, Dio si fa più presente e operante negli stessi sforzi umani.
Miracolo è, in questo senso, l’uomo: è lui il più vero e il più grande miracolo di Dio, sin dalla sua creazione, frutto della più genuina e originaria Grazia di Dio.

Spunti di riflessione:

– Cosa intendo per “miracolo”? Costruisco sul continuo “chiedere grazie” la mia preghiera, il mio dialogo con Dio?
– Consapevole di tutto il male che può venir fuori dal cuore e dalle mani dell’uomo, sono ugualmente cosciente di tutto il bene, che l’uomo, per grazia di Dio, è capace di realizzare?