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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Ven 11 Giugno

Meditazione Ven 11 Giugno

Meditazione Ven 11 Giugno 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Chi ha visto ne dà testimonianza

 

Giovanni 19, 31-37

Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via.
Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

 

 

 

Il vangelo di Giovanni ci invita a fissare lo sguardo sul Trafitto, per vedervi la fonte del sangue versato per la nostra salvezza e dell’acqua che sgorga per la nostra vera vita.

Tutto il suo vangelo ci conduce qui, a questa contemplazione dell’amore “sino alla fine” del Signore per noi.

Ci sono due modi di guardare e di leggere l’evento della croce.

Uno è quello di coloro che vogliono Gesù morto e per esserne sicuri gli trafiggono il fianco.

Il secondo è quello del discepolo amato, che vede quello che vedono i soldati, ma riconosce l’amore e crede.

Lo sguardo di fede non solo fa vedere che in Gesù ogni vita è cessata, ma nel flusso di sangue e acqua riconosce che l’odio non ha potuto distruggere la fonte della vita.

Dall’offerta di Cristo che sceglie di morire al posto nostro – sangue – sgorga il dono copioso dello Spirito – l’acqua – che ridona la vita a quanti sono morti a causa del peccato.

Solo chi ha conosciuto il cuore del Signore può intravvedere nella ferita del suo costato l’abisso di amore con cui è amato e credere nella vita più forte della morte.

Giovanni non solo vede, ma diventa testimone della profondità dell’amore del Signore da cui è generata la Chiesa.

Tutti noi siamo rinati dal cuore di Gesù: dall’acqua viva del battesimo, dal corpo e dal sangue dell’Eucaristia che sono segni dell’amore del suo cuore trafitto.

Giovanni non solo vede l’apertura del fianco del Crocifisso, ma anche la moltitudine di genti che volgerà lo sguardo verso Colui che è stato trafitto per i loro peccati.

Questa festa ci interpella circa l’amore: il Cristo risorgerà, il Signore ritornerà glorioso, ma il suo cuore rimarrà per sempre trafitto.

Questa piaga non può essere cancellata, perché non vi è gloria senza la croce; non vi è amore senza il cuore aperto.

Qual è il nostro sguardo su questo mistero?

Il profeta Osea (11, 1. 3-4. 8-9) ci esorta a riconoscere il cuore ferito del Padre che ci trae a sé con legami di bontà e vincoli di amore per chiamarci dall’Egitto del nostro peccato al suo abbraccio di misericordia.

Il nostro sguardo sarà vero solo se ci convertiamo dal nostro rifiuto di tanto amore, rafforzando il nostro uomo interiore mediante lo Spirito che ci è dato in dono.

Siamo invitati a guardare il Signore crocifisso non solo per riconoscervi le conseguenze della nostra ingratitudine e durezza di cuore, ma soprattutto per contemplare un amore che non è stato sconfitto dal nostro odio.

Non è la vergogna che deve sostenere il nostro sguardo, ma la fiducia che il cuore di Cristo è stato spezzato non per i Santi o per i giusti, ma per noi tutti peccatori.

Non c’è in me un peccato così grande che mi possa separare definitivamente dall’amore di Dio per me.

È con questa certezza interiore che dobbiamo fissare il cuore trafitto di Cristo.

Se guardiamo il Trafitto con paura non ci convertiamo; se invece lo fissiamo con gratitudine allora sarà per noi un segno di speranza e di consolazione spirituale.

Dalla contemplazione nasce la missione per ciascuno di noi: testimoniare che siamo Chiesa inviata non per i giusti ma per i peccatori, perché passino dalla vergogna al rendimento di grazie.

La contemplazione serena del Cuore aperto del Signore porti ogni uomo a domandarsi con pace:

Che cosa devo fare per Cristo, per amore di quel cuore che ho trafitto con il mio peccato e che mi ama sopra ogni cosa?”.