• Tel: 06 697001 (centralino)

  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Ven 12 Marzo

Meditazione Ven 12 Marzo

Meditazione Ven 12 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Cercate la relazione con il Signore

 

Luca 11, 14-23

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

 

 

 

In questo tempo di pandemia stiamo vivendo un’epoca di incredibili limitazioni. Se ci avessero detto a febbraio 2020 che non avremmo più potuto viaggiare, che vedere i nostri cari sarebbe stato un rischio, che per seguire conferenze o lezioni sarebbe stato necessario stare in casa, che alle 18.00 la vita sociale si sarebbe dovuta autolimitare ecc. non ci avremmo creduto!

Eravamo abituati a tante cose che erano diventate routine, scontate, vivendo in un mondo di abitudini. Molte persone stanno raccontando dello stress che vivono, la mancanza di relazioni, di attenzioni, la mancanza del linguaggio non verbale mascherato dal monitor, dalle mascherine, dalla mancanza di contatto ecc. ci fa sentire ancor più soli.

In sintesi direi che siamo vicini alla situazione del Popolo di Israele durante l’Esilio, lontani dalla terra promessa delle relazioni, delle possibilità. Proprio in questo stato di attesa e di precarietà cominciamo a rivalutare tante cose che davamo per scontate e che ci mancano. Ci accorgiamo che avevamo una vita vissuta nell’agiatezza ma anche non gustata fino in fondo, una vita che sembra non averci lasciato nulla se non l’attesa che torni, e quindi una vita che non era del tutto nostra.

Come dice la colletta di oggi: «Padre santo e misericordioso, infondi la tua grazia nei nostri cuori perché possiamo salvarci dagli sbandamenti umani e restare fedeli alla tua parola di vita eterna».

È proprio vero ci sentiamo “sbandati” forse a causa del momento perché si è fatto difficile, o forse perché andavamo troppo veloci e avevamo troppa confidenza nei nostri mezzi. Il periodo che viviamo ci chiama a riscoprire ciò che è essenziale.

In questa ricerca sentiamo forte l’appello della prima lettura, quando il Signore per mezzo del profeta Osea dice: «Torna, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità».

Sbandare o inciampare sono verbi che ben descrivono il nostro sentirci oggi, viviamo la mancanza di equilibrio disarmati da una vita troppo precaria; ci accorgiamo che abbiamo perso di vista l’essenziale, l’equilibrio, il gusto per le cose.

Il Signore ci promette: «Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira si è allontanata da loro».

Non bisogna cadere nella facile tentazione di credere che la nostra infedeltà ci ha portato alla pandemia, ma bisogna augurarsi che questa pandemia ci faccia essere più coscienti delle nostre infedeltà, che questa condizione di Esilio ci aiuti a cercare la Terra Promessa: la relazione con Dio.

In questa ricerca delle vere priorità, nel Vangelo di oggi ci aiuta questo scriba. Gli scribi, in origine, avevano come compito quello di conoscere e testimoniare con la loro vita la Torah, la legge, ma presto diventarono giudici dei loro fratelli, ruoli privilegiati, con il loro comportamento, dirà Gesù agli scribi che agite: «annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte» (Mc 7,13).

Lo scriba che incontra Gesù si rende perfettamente conto che è “sbandato e inciampato”, come noi oggi, ha bisogno di ritrovare le priorità: quale via seguire per ritornare alla fedeltà verso Dio, a godere del suo amore?

Gesù è buon Maestro, buon Pedagogo, e usa la scrittura che è comune tra Gesù stesso e il suo interlocutore, facendo una sintesi progressiva della legge: Amerai Dio – prossimo – te stesso, ma questo in direzione decrescente di opera di santificazione e quindi di liberazione: amo Dio prima di tutto perché con il suo amore libera il mondo, il prossimo perché in lui c’è l’opera liberatrice di Dio, me stesso perché come sua creatura mi offro liberamente a Dio. Ma in ordine inverso di modo che mi è più congeniale: se amo me stesso in modo non egoistico, se imparo ad amarmi e voler per me il bene, se voglio gustarmi il dono della vita tanto da voler ritornare a sedermi all’ombra di Dio e gustare i frutti della terra (Cf. Os 14, 2-10), allora questo “metro di amore” non egoistico mi aiuta ad amare il prossimo, e se questa relazione con il prossimo è una relazione di amore gratuito che guarda al bene dell’altro, sarà misura che apre all’amore verso Dio.

In questo tempo di quaresima siamo chiamati ad interrogarci come ci amiamo, che tempo di gratuità riserviamo alla nostra persona per stare con sé stessi e con gli altri, anche se separati: stiamo pregando per chi ci è lontano? Stiamo dedicando tempo a Dio? Riusciamo a capire cosa nella vita pre-covid era di inciampo?