• Tel: 06 697001 (centralino)

  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Ven 14 Maggio

Meditazione Ven 14 Maggio

Meditazione Ven 14 Maggio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Rimanete nel mio amore

 

Giovanni 15, 9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

 

Nel vangelo Gesù dice chiaramente che ci ama con lo stesso amore con cui sente amato dal Padre. Ne consegue che anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri così come siamo amati.

Questa circolazione di amore dal Padre al Figlio e dal Figlio a noi è un modo per definire il cuore di Gesù.

Egli non pretende di essere la sorgente dell’amore: sa che l’amore ha origine nel cuore del Padre. Ma sa anche che è proprio dell’amore donarsi e non essere trattenuto: solo mettendolo in circolo l’amore porta frutto, altrimenti muore.

Possiamo conoscere l’amore del Padre, contemplando il cuore di Gesù, perché ne ha fatto un dono per noi, manifestandolo a tutti sulla croce.

Questa circolarità necessaria all’amore non è in contrasto con l’invito a “rimanere nell’amore”.

Rimanere non è trattenere gelosamente, ma esprime un atto dinamico di crescita nell’amore.

Più prendiamo coscienza che siamo amati in modo assolutamente gratuito, più cresciamo nell’amore e rimaniamo innestati nella sua sorgente che è il cuore del Padre. L’apice dell’amore è proprio donare la vita perché l’altro esista nell’amore, finanche il nemico.

Questa rivelazione dell’amore per il nemico non può venire dalla sapienza degli uomini ma solamente dal cuore di Dio.

Ed è un messaggio di speranza per noi al di là della nostra capacità di realizzarlo: ci dice infatti che non vi è nessun male così radicale che sia capace di interrompere il flusso di amore che sgorga dal cuore della Trinità.

Il mondo non è fecondato dal male, ma dall’amore che circola tra il Padre e il Figlio, tra il Figlio e noi e da ciascuno di noi verso il proprio prossimo.

Sant’Agostino diceva: “ama e fai quello che vuoi”. Non è un invito al relativismo.

Chi ha in sé l’amore del Padre, donatogli dal Figlio non può che compiere la sua volontà.

Ciò che ci unisce e ci rende un solo corpo è proprio il sacramento dell’amore, l’Eucaristia che ci nutre della vita del Figlio e ci fa rimanere nel suo amore.

L’amore non è statico perché spinge sempre ad andare avanti, a non radicarsi nel passato.

È un dinamismo interiore che ci fa superare anche le notti più drammatiche; e Gesù ce lo ha insegnato proprio nel dramma del Getsemani, dove si è fidato e affidato all’amore del Padre.

O Padre, se cerchiamo il tuo amore troviamo la vera gioia. Molto spesso però ci inganniamo, perché pretendiamo di cercare la felicità ma non troviamo l’amore.

Solo tu sei la sorgente dell’amore che può far esultare il nostro cuore. Insegnaci pertanto a cercare e trovare la tua volontà in tutte le cose: solo così troveremo la vera pace che scaturisce dall’essere uniti a te nell’abbraccio del tuo Figlio crocifisso e risorto.