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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Ven 15 Gennaio

Meditazione Ven 15 Gennaio

Meditazione Ven 15 Gennaio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Il potere di perdonare i peccati

 

 

Marco 2, 1-12
Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

 

 

 

 

 

 

Dopo la guarigione del lebbroso e l’esperienza del deserto, Gesù entra in una casa, figura materna della Chiesa, per dire la Parola, cioè il vangelo di Dio che è lui stesso.

Questo annuncio di salvezza mette in luce la nostra malattia, ossia la nostra paralisi e il nostro immobilismo che ci impediscono di raggiungere il nostro fine, la comunione con Dio. Ebbene, proprio in questa casa, l’uomo, avviluppato, imprigionato e immobilizzato dai suoi mali, dai suoi fallimenti e sensi di colpa, viene finalmente liberato. Con questo miracolo il Signore attesta che il suo agire verso di noi non ha altro scopo che perdonare l’uomo per farlo nuovo.

Questa forza che scaturisce dalla novità che solo Dio può creare attraverso la sua misericordia genera estasi, cioè la capacità di uscire da se stessi per centrarsi totalmente nell’Altro e negli altri.

I miracoli narrati in questo vangelo sono due: difatti non viene guarito solo il paralitico, ma anche gli uomini della folla che posti fuori da se stessi e da ogni loro prospettiva sono resi capaci di lodare Dio e di vedere l’oggi in cui egli opera la salvezza.

Per le contraddizioni del nostro cuore c’è sempre la possibilità che l’uomo rifiuti questo processo di guarigione e di liberazione interiore. È la tentazione degli scribi che non vogliono essere messi in questione rispetto a ciò che hanno compreso di Dio e della Legge: sono immobili come il paralitico, rinchiusi nei loro monologhi interiori che distribuiscono condanna e morte.

Sia nell’accoglienza che nel rifiuto, il Signore fa sempre verità e svela l’inganno nel nostro cuore. Le conseguenze però sono diverse: all’accettazione del dono segue la gioia interiore, al suo rifiuto la tristezza e la sterilità.

Nel vangelo il paralitico deve essere portato a Gesù da altri: è la mediazione della comunità che ci sostiene mediante la sua fede. E non può che essere così: una fede che non si fa carico dell’altro non è fede autentica, ma un semplice fideismo!

La Chiesa è la casa in cui Gesù ancora parla e ci rialza. Essa è formata da coloro che, avendo ascoltato la parola del Signore sono stati guariti, e posti in grado di testimoniare tale salvezza di Dio e lasciarsene ancora meravigliare. Non si è mai assuefatti al dono!

Questa gioia che si esterna con stupore è il contrario degli atteggiamenti degli scribi, ed è il segno della nostra risurrezione.

Il paralitico verrà guarito facendogli fare un’esperienza di risurrezione, che lo renderà in grado di camminare davanti agli occhi di tutti e di tornare nella sua casa glorificando Dio, portando con sé quel letto che gli ricorderà sempre il male da cui è stato salvato. Il letto che prima lo condannava ora lo giustifica: è pieno di grazia perché graziato e reso capace di camminare nella comunione con Dio.

Questa è la salvezza che oggi il Signore viene a portarci: accogliamola con gioia e con stupore!