• Tel: 06 697001 (centralino)

Meditazione Ven 16 Aprile

Meditazione Ven 16 Aprile

Meditazione Ven 16 Aprile 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Raccogliete, perché nulla vada perduto

 

Giovanni 6, 1-15

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

 

 

Dopo la catechesi a Nicodemo, la liturgia propone alla nostra riflessione/contemplazione il discorso sul pane di vita dal capitolo sesto del Vangelo di Giovanni.

La moltiplicazione dei pani è raccontata da tutti e quattro gli evangelisti, segno che ha coinvolto profondamente la coscienza dei discepoli.

La pagina evangelica si apre con due allusioni all’Esodo: la prima nel menzionare l’attraversamento del mare, la seconda richiamando il Sinai dove Mosè ricevette la Legge da Dio.

Giovanni poi dice che una folla seguiva ammirata Gesù. La folla è il popolo che si pone nella sequela del Signore, compiendo anch’essa un “esodo”, cioè un’uscita dalla condizione di schiavitù verso la libertà.

Gesù non chiude gli occhi sulle difficoltà, anzi è proprio lui che indica agli apostoli – i responsabili della Comunità – il pericolo che minaccia l’unità della Chiesa.

La prova è legata ai bisogni fondamentali dell’uomo: la mancanza di vita piena e autentica.

Gesù istruisce i suoi mettendoli all’opera in una situazione concreta e chiedendo loro che si attivino per risolverla. Qui si tratterà di sfamare – cioè di mantenere in vita – l’umanità segnata dal peccato, dalla sofferenza, dalla fatica e dalla durezza dell’esistenza.

Il lungo cammino verso la libertà non è facile e talora si può essere tentati di tornare sui propri passi, abbandonando l’impresa.

Gesù, allora, provoca i discepoli ed essi rispondono in due modi differenti.

Filippo fa delle valutazioni economiche scoraggianti; Andrea va alla ricerca del poco che si può mettere a disposizione.

Filippo è tentato di denunciare il proprio fallimento; invece Andrea affronta i problemi con quel poco che c’è, fidandosi e mettendo poi tutto nelle mani del Signore.

Dalla condivisione dei beni, in forza della Parola di Gesù, nasce la risposta alla difficoltà concreta e là dove sembrava non ve ne fosse per nessuno, l’abbondanza è celebrata nelle ceste dei pezzi avanzati.

Il Vangelo, infatti, annuncia che quando tutti furono sazi, rimane un sovrappiù da raccogliere, una realtà che va oltre la fame materiale.

Ciò che Gesù annuncia è la vita eterna, caratterizzata dal fatto di essere vita filiale e fraterna, vita che si dona, relazione autentica con Dio e con i fratelli.

Poiché tutti cercano solo il pane, Gesù si sottrae dalla tentazione di soddisfare un bisogno che non apre al sovrappiù che egli vuole donare, e per questo tutto il discorso del capitolo sesto sarà aprire la mente e il cuore sul dono di vita nuova per cui l’uomo è fatto.

Lo stesso criterio di fiducia guida Gamaliele nella prima lettura. Saggiamente si rifà all’esperienza della relazione con Dio: se il Signore è presente e guida la storia, allora rivelerà dov’è il bene e certamente lo farà fruttificare.

Egli può fidarsi di Dio non per sentito dire, ma perché lo ha conosciuto, si sente amato e sa nella certezza della fede che il Signore interverrà portando a compimento ciò che ha iniziato.

Signore, prendi quel poco che abbiamo e che mettiamo nelle tue mani. Non ci vinca lo scoraggiamento davanti alle difficoltà della vita di fede. Desideriamo lasciarci guidare dal tuo Spirito per discernere la tua presenza e il tuo operare anche nelle situazioni che sembrano senza frutto, o che contrastano con quanto capiamo essere il bene. Ci muova solo la certezza che la storia, nelle tue mani, va verso il suo compimento: la pienezza di vita nuova uniti a te!

.