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Meditazione Ven 19 Febbraio

Meditazione Ven 19 Febbraio

Meditazione Ven 19 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Quando lo sposo sarà tolto, digiuneranno

 

 

Matteo 9, 14-15

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

 

 

 

 

 

Sant’Agostino in una delle sue frasi più famose afferma: «Ama e fa’ ciò che vuoi»; il contesto è l’interpretazione della Prima lettera di Giovanni, alla quale il vescovo d’Ippona dedicò un ciclo di omelie.

Nella pericope del Vangelo di Matteo, che oggi la liturgia ci propone, il tema è proprio il modo di agire, il “fare”: cosa è lecito e cosa non è lecito fare. Meditare il Vangelo di oggi è gustare l’Amore che rende liberi di agire.

I discepoli di Giovanni sono certamente degli ebrei che hanno superato molte difficoltà per seguire il Battista, uomo integro ed estremamente austero che con la sua testimonianza da un lato apre la via a una vita più coerente alla Parola di Dio e dall’altra si rende scomodo alle autorità e rende perciò scomoda la vita a sé stesso e a chi lo segue.

Ci sono probabilmente poche cose che coincidono tra i discepoli del Battista e i farisei, visto che il Battista radicalizza la legge rendendo inevitabili le conseguenze di una vita dedita alla proclamazione della venuta del Regno; una di queste è il digiuno. Il motivo del digiuno tra seguaci del Battista e farisei è però differente, per i discepoli di Giovanni in gioco c’è l’attesa del Regno, per i farisei, invece, il rispetto della legge: futuro e passato portano allo stesso digiuno, attesa e tradizione si concordano nel modo.

Evitiamo subito un inganno: il Vangelo non va contro né alla legge né all’attesa, Gesù ribadirà inequivocabilmente che: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Cf. Mt 5,17); e nel Vangelo di oggi afferma “verranno i giorni”. Legge e attesa sono presenti e rispettate nella predicazione di Gesù, ma serve un cuore che discerne la presenza dello Sposo nella nostra vita oggi.

Questa breve pericope racchiude in sé il doppio mistero della presenza e assenza di Gesù nella nostra vita, venuto al mondo Gesù ci dona lo Spirito ma anche attendiamo il Cristo nella seconda e definitiva venuta.

La presenza che sperimentano i discepoli è davvero speciale, fisicamente assieme allo Sposo, esperienza che in spirito possiamo vivere anche noi oggi, come afferma san Paolo: “Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito” (1 Cor 6, 17). L’esperienza della fede come unione al cuore di Gesù, ai suoi sentimenti, alla sua umanità e divinità è ciò che il cuore desidera e raggiunge in brevi tratti e per essenziali mozioni dello spirito.

Presenza e assenza, gustare e cercare, ecco ritrovati i temi essenziali del nostro cammino quaresimale. Non possiamo amare se non conoscendo l’Amore di Cristo Sposo, e non possiamo donarci se non stiamo in relazione con Lui. Stare con Cristo non significa cadere in un intimismo, ma cercarlo nella preghiera, nei sacramenti come nei fratelli e sorelle attraverso la carità e l’annuncio del Vangelo (Cf. Lettera enciclica DEUS CARITAS EST, 25).

Le letture di oggi, ci invitano quindi a cercare la relazione con lo Sposo e sentire anche il peso della sua assenza; e d’altro canto cercare lo Sposo nel nostro agire, nei nostri fratelli in necessità, come invita il profeta Isaia nella prima lettura di oggi.

La frase di Sant’Agostino con cui abbiamo introdotto il commento alla liturgia di oggi, descrive in forma sintetica e chiara la libertà che scaturisce dall’Amore non come puro sentimento, ma come relazione intima e concreta con lo Spirito Santo che guida il cuore dell’uomo e della donna verso il Padre e il Figlio e verso l’umanità tutta. Un Amore mosso attraverso presenza e assenza e quindi un amore reale, che vuole che alla prassi segua un rinnovamento del cuore, una conversione, come afferma la preghiera di Colletta: “all’osservanza esteriore corrisponda un profondo rinnovamento dello spirito”.