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Fa’ il mio cuore simile al tuo

 

Altra giornata dedicata ad una solennità del Signore Gesù, che, stavolta, viene presentato attraverso l’immagine del suo Cuore. I Gesuiti sono stati i promotori di questa devozione proprio a partire dal loro modo di procedere, sempre rivolto a impiegare modelli pastorali che guardassero all’uomo e al suo contesto antropologico: alla carne e alla storia di coloro che evangelizzavano e dello stesso evangelizzatore, operatore pastorale.

Il cuore di Gesù non è una realtà fisica: come tale, non sarebbe che un muscolo. Ma non è neppure una entità spiritualizzata, effimera. È qualcosa di concreto: la storia stessa dell’uomo Gesù, il suo passo per il mondo, il suo affetto, la totalità del suo essere vero uomo.

Partiamo dal presupposto che l’eterno volere di Dio di “fare” la felicità di tutte le sue creature fu condiviso da Cristo non solo in quanto Dio, ma soprattutto in quanto uomo. Questo prova che l’uomo può desiderare ciò che Dio stesso desidera. L’uomo è capace di una volontà da Dio.

Da questa affermazione centrale deriva la devozione verso la natura umana di Cristo, che, per il nostro credo, è assunta nella divinità, è ricapitolata pienamente nell’eterno abbraccio del Padre. Una devozione che non coincide con singole pratiche devozionali ma che diventa piuttosto una spiritualità, ossia una attitudine, un modo di pensare e agire illuminato dall’immagine di questa umanità di Cristo capace della stessa divinità.

Uno degli aspetti più significativi dell’umanità di Cristo è certamente la sua dimensione intercessoria: Cristo intercede per noi presso il Padre. Lui, unico giusto, giustifica ogni uomo per le proprie mancanze e incapacità. Questa caratteristica abilita anche noi, nel nostro piccolo, ad intercedere gli uni per gli altri, ad accompagnarci reciprocamente nella preghiera e nel ricordo, non tanto raccomandandoci vicendevolmente a Dio, il quale già sa qual è il meglio per noi, ma stringendo con lui una amicizia sempre più forte, tanto da farci sua trasparenza nel mondo, da fare in modo che in questo mondo ci sia sempre “un po’ di più di Dio”.

Ecco, io mi soffermerei essenzialmente su questo piano, anche se molte altre cose potrebbero essere scritte. Il Signore certamente ci accompagna in questo cammino, volendo condividere la nostra amicizia, amandoci, come sempre, fino in fondo.

 

 

Spunti di riflessione:

  • Vivo dell’amicizia con Dio? Il mio cuore è ricolmo di gioia al punto da riversarne nei miei ambienti di vita?