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Meditazione Ven 19 Marzo

Meditazione Ven 19 Marzo

Meditazione Ven 19 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Santo del silenzio e nell’ombra

 

Matteo 1, 16. 18-21. 24

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

 

 

Oggi la Chiesa fa festa per la memoria di San Giuseppe. È un anno davvero speciale perché Papa Francesco ha voluto ricordare il 150.mo anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale Patrono della Chiesa universale attraverso la lettera apostolica “Patris corde”.

L’evento della pandemia da Covid-19 ha portato all’attenzione pubblica verso le persone che prima si faticava a vedere, le persone comuni, le persone che come San Giuseppe, passano inosservate perché quotidiane, perché fanno una vita non appariscente, ma discreta e nascosta.

Papa Francesco evidenza in San Giuseppe la dimensione di padre, ad esempio padre che insegna i valori, la dignità e la gioia del lavoro. Un uomo concreto, pratico e affidato alla provvidenza.

Il ricordo di questo Santo in questa quaresima scende su di noi come una benedizione, tanto più che la sua memoria si lega all’indulgenza plenaria per “Anno di San Giuseppe”. Indicazioni specifiche vengono date per i giorni tradizionalmente dedicati alla memoria dello Sposo di Maria, come la festa di oggi, 19 marzo e il 1.mo maggio, e per malati e gli anziani “nell’attuale contesto dell’emergenza sanitaria”.

Oggi quindi facciamo memoria di questo Santo, santo del silenzio, non viene riportata nessuna sua parola nei quattro vangeli, eppure la sua vita ci guida e la sua santità intercede per noi verso Dio Padre.

Proprio per far emergere la testimonianza di tale Santo vi propongo di meditare le letture che la liturgia ci propone oggi a partire dalla lettera apostolica “Patris corde”.

L’esempio di San Giuseppe è ripreso nella lettera “Patris corde” sotto diverse dimensioni, ne recuperiamo alcune lasciando, a chi lo desidera, di leggere la lettera apostolica.

Giuseppe è padre amato, tenero e obbediente. Come leggiamo nel Vangelo di oggi, San Giuseppe è amato: amato da Maria e da Dio, un amore che lo porta a confidare a fidarsi e per questo diventa obbediente. Un amore che lo rende libero e quindi libero di donarsi pienamente e con gioia, senza giudizio, come afferma Papa Francesco: «Solo la tenerezza ci salverà dall’opera» del Maligno, soprattutto incontrando la misericordia di Dio nel Sacramento della Riconciliazione dove possiamo fare «un’esperienza di verità e tenerezza», perché «Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene e ci perdona». Recarsi al sacramento della riconciliazione richiede obbedienza e sentirsi amati, come afferma il salmo della liturgia di oggi: «Canterò in eterno l’amore del Signore».

Giuseppe è padre accogliente della volontà di Dio e del prossimo. La prima lettura ricorda che Giuseppe, della casa di Davide, entra nella volontà di Dio Padre affinché si compiano le Sue promesse. Giuseppe accoglie questa volontà come discendente di Davide, soprattutto accogliendo che siano realizzate attraverso le viscere: generando il Figlio di Dio. Il vangelo è inequivocabile: Giuseppe accoglie, e accoglie ciò che non comprende e non conosce. Ancora Papa Francesco afferma: «in questo mondo nel quale la violenza psicologica, verbale e fisica sulla donna è evidente, Giuseppe decide un cammino di fiducia e accoglienza. Lo Sposo di Maria è pure colui che, fiducioso nel Signore, accoglie nella sua vita anche gli avvenimenti che non comprende, lasciando da parte i ragionamenti e riconciliandosi con la propria storia». La vita spirituale di Giuseppe «non è una via che spiega, ma una via che accoglie», ma non in modo passivo. Anzi: il suo protagonismo è «coraggioso e forte» perché con «la fortezza dello Spirito Santo», quella «piena di speranza», egli sa «fare spazio anche alla parte contraddittoria, inaspettata, deludente dell’esistenza». In pratica, attraverso San Giuseppe, è come se Dio ci ripetesse: «Non abbiate paura!»,

Giuseppe, infine, è padre coraggioso e creativo, esempio di amore verso la Chiesa e verso i poveri. In “Patris corde”, Papa Francesco evidenzia, in modo sorprendente, la creatività di San Giuseppe: «Il carpentiere di Nazareth sa trasformare un problema in un’opportunità anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza». Egli affronta «i problemi concreti» della sua Famiglia, esattamente come fanno tutte le altre famiglie del mondo, in particolare quelle dei migranti. In questo senso, San Giuseppe è davvero uno speciale patrono di coloro che, «costretti dalle sventure e dalla fame», devono lasciare la patria a causa di «guerre, odio, persecuzione, miseria». Custode di Gesù e di Maria, Giuseppe «non può non essere custode della Chiesa», della sua maternità e del Corpo di Cristo: ogni bisognoso, povero, sofferente, moribondo, forestiero, carcerato, malato, è “il Bambino” che Giuseppe custodisce e da lui bisogna imparare ad «amare la Chiesa e i poveri».

Oggi siamo chiamati a contemplare la figura di San Giuseppe, chiediamo la Grazia che interceda per noi verso il Padre eterno concedendo a noi cristiani, come afferma la colletta di oggi, che possiamo cooperare fedelmente al compimento dell’opera della salvezza, e durante il nostro esame di coscienza possiamo chiederci con quale delle caratteristiche sottolineate da Papa Francesco chiediamo a San Giuseppe di custodirci.