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Meditazione Ven 26 Febbraio

Meditazione Ven 26 Febbraio

Meditazione Ven 26 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

La vita è l’arte dell’incontro

 

 

Matteo 5, 20-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

 

Il Vangelo odierno si colloca dopo le Beatitudini (Cf. Mt 5,1-12) e dopo aver invitato ogni suo lettore ad essere sale della terra e luce del mondo (Cf. 5,13-16). Il lettore intende così la vocazione profonda a cui è chiamato come cristiano, ma rimane la questione su quale sia la via e il modo da seguire per essere sale della terra.

Per l’ebreo che si sta avvicinando alla fede in Cristo, a cui si rivolge l’apostolo Matteo scrivendo il Vangelo, la via da seguire è la legge: la Torah. Anche per noi oggi spesso un metro di paragone è quanto scritto nella Bibbia, o comunque ci chiediamo come interpretare norme e decreti biblici o dettati dalla morale cristiana.

Gesù afferma nel Vangelo di Matteo che non è venuto ad abrogare la Torah ma a “compierla” e non solo a parole, ma vivendo quello che dice: è la vita di Gesù che compie la Torah. Gesù non osserva semplicemente la Parola di Dio, come fanno i pii suoi contemporanei, ma la compie abbondando attraverso la sua vita, e lo esplicita nelle sue parole attraverso opposizioni:

“Avete inteso che fu detto agli antichi: ‘Non ucciderai’ (Cf. Es 20,13; Dt 5,17) … Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: Stupido, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: Pazzo, sarà destinato al fuoco della Geenna”.

Questa radicalità è resa norma attraverso la vita di Gesù. Il compimento è ritrovare la somiglianza con Dio che è mite e misericordioso: il Signore ci chiama ad essere “pastori della nostra aggressività”, sappiamo, infatti, che per eliminare le persone bastano le parole o, ancor meno, l’indifferenza! Gesù ci invita a una fratellanza, come afferma Papa Francesco nell’enciclica “Fratelli tutti” al numero 215:

“«La vita è l’arte dell’incontro, anche se tanti scontri ci sono nella vita». Tante volte ho invitato a far crescere una cultura dell’incontro, che vada oltre le dialettiche che mettono l’uno contro l’altro. È uno stile di vita che tende a formare quel poliedro che ha molte facce…una società in cui le differenze convivono integrandosi, arricchendosi e illuminandosi a vicenda, benché ciò comporti discussioni e diffidenze.”

Abbondare è quindi “agire contro questa nostra aggressività” è questa disponibilità all’incontro e alla riconciliazione, al “mettersi presto d’accordo”. È tanto radicato questo insegnamento che Gesù Maestro ci invita a vedere in ogni sorella e fratello Egli stesso, come ci ricorda ancora una volta la “Fratelli Tutti” al numero 85:

“Per i cristiani, le parole di Gesù hanno anche un’altra dimensione, trascendente. Implicano il riconoscere Cristo stesso in ogni fratello abbandonato o escluso. In realtà, la fede colma di motivazioni inaudite il riconoscimento dell’altro, perché chi crede può arrivare a riconoscere che Dio ama ogni essere umano con un amore infinito e che «gli conferisce con ciò una dignità infinita». A ciò si aggiunge che crediamo che Cristo ha versato il suo sangue per tutti e per ciascuno, e quindi nessuno resta fuori dal suo amore universale”.

Tornando al Vangelo di oggi: essere adirati, denigrare dando dello stupido o peggio del pazzo, o sapere che qualcuno ha qualcosa contro è l’esame di consapevolezza che oggi siamo chiamati a fare. L’acclamazione del Vangelo ricorda le parole del Signore a noi tutti: “liberatevi da tutte le iniquità e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo”, è questa l’abbondanza a cui ci chiama il cammino quaresimale.

Chiediamo al Signore di sentire e gustare il desiderio di dominare la nostra rabbia, di sentire e gustare il desiderio di riconciliarci, di avvicinare il nostro cuore a quello di Gesù affinché le norme che rispettiamo non siano divieti ma parola viva che dà vita, affinché possiamo anche noi donare la nostra vita perché amati dal Padre attraverso il Figlio.

Preghiamo con le parole di Papa Francesco, che troviamo alla fine della Fratelli Tutti:

“Dio nostro, Trinità d’amore,
dalla potente comunione della tua intimità divina
effondi in mezzo a noi il fiume dell’amore fraterno.
Donaci l’amore che traspariva nei gesti di Gesù,
nella sua famiglia di Nazaret e nella prima comunità cristiana.
Concedi a noi cristiani di vivere il Vangelo
e di riconoscere Cristo in ogni essere umano,
per vederlo crocifisso nelle angosce degli abbandonati
e dei dimenticati di questo mondo
e risorto in ogni fratello che si rialza in piedi.
Vieni, Spirito Santo! Mostraci la tua bellezza
riflessa in tutti i popoli della terra,
per scoprire che tutti sono importanti,
che tutti sono necessari, che sono volti differenti
della stessa umanità amata da Dio. Amen”.