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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Ven 29 Gennaio

Meditazione Ven 29 Gennaio

Meditazione Ven 29 Gennaio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Il seme germoglia e cresce nel nascondimento e nella piccolezza

 

 

Marco 4, 26-34
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

 

 

 

 

Non è l’azione dell’uomo che produce il Regno, ma la potenza stessa di Dio, nascosta nel seme.

Tante nostre ansie per il bene non solo sono inutili, ma dannose. Come il male ha in sé la propria morte e si uccide, così il bene ha in sé la propria vita e cresce da sé, in modo inarrestabile.

In queste parole Gesù evidenzia il contrasto tra l’inattività nostra e l’azione di Dio. Ma è solo apparente, perché egli agisce proprio dove noi sappiamo di non potere e attendiamo tranquilli con fiducia. L’efficacia evangelica è l’opposto dell’efficienza mondana.

Il regno di Dio è di Dio. Quindi l’uomo non può né farlo né impedirlo. Può solo ritardarlo ma non impedirlo… non abbiamo questo potere!

Questa è la parabola assoluta della fede – quella che mancherà ai discepoli la notte di quello stesso giorno, quando lui “dormirà” ed essi veglieranno costernati.

Con la parabola del granello di senape Gesù descrive l’ultima qualità del Regno, quella della piccolezza, in cui Dio manifesta la sua grandezza.

La storia di Gesù nella sua carne (= debolezza) ci fa vedere il modo con cui Dio agisce, e ci dà il criterio di discernimento per leggere, valutare e scegliere secondo il suo Spirito. Per questo nelle contraddizioni abbiamo speranza, nel nascondimento fiducia, nell’inefficienza forza, nella piccolezza coraggio.

La venuta del Regno è ostacolata non dalla cattiveria degli uomini, bensì dalla stupidità dei buoni. La nostra inesperienza spirituale è la più grande alleata del nemico. Questi ci dà volentieri molto zelo quando manchiamo di sapienza evangelica, perché usiamo per il Regno quegli strumenti che il Signore scartò come tentazioni – esattamente il successo, la pubblicità, l’efficienza e la grandezza.

Le parabole sono uno specchio del volto di Gesù e del suo ministero.  Ci aiutano a conoscerlo, perché lo possiamo amare e testimoniare così com’è, non come ce lo inventiamo noi.

Con queste parole sul chicco di senapa, Gesù risponde a chi è deluso della piccola comunità che ha messo in piedi. La Chiesa sembra sempre una piccola cosa insignificante, ma questo è lo stile di Dio, che desidera verità e libertà, non certezze e consenso.

Se pianti un grosso tronco, nasce niente; se pianti un piccolo seme, cresce un albero.  Gesù non mira al successo e non fa sconti alle masse: vuole persone autentiche, che abbiano le medesime caratteristiche di quel seme che è lui stesso. Una piccola candela illumina più di mille notti; e alla sua fiamma tutti possono accendere.

Chiedo nella preghiera la pazienza e la fiducia nella parola del Signore che opera nella storia mia e del mondo intero.

Chiedo anche di capire e adorare il mistero della piccolezza di Dio, che è la sua grandezza e di non temere la mia debolezza.