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Chi è Gesù per me? Una continua rilettura dell’esperienza

 

Dal punto di vista della composizione redazionale, il testo di oggi è particolarmente interessante. Presenta un primo livello, quello del detto attribuito a Cristo nel suo dialogo con Pietro. In filigrana, questo dialogo contiene un’altra “memoria” della Passione di Gesù: il triplice rinnegamento di Pietro il quale, ora, innanzi alla triplice domanda di Cristo, rimane addolorato.

Segue un altro “detto”, quello relativo alla giovinezza e alla vecchiaia, che potrebbe avere interpretazione a sé stante.

Invece, l’espressione “Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio” fanno riferimento, piuttosto, a un tentativo di interpretazione che uno dei redattori del Vangelo dà al precedente “detto” di Gesù.

Ci ritroviamo, così, dinanzi a un testo la cui sedimentazione risulta pluristratificata.

Questi piccoli elementi di esegesi diacronica potrebbero essere lasciati agli esperti di Scrittura Sacra ed etichettati frettolosamente come non utili dal punto di vista pastorale.

In realtà, non è così.

Oggi non voglio indagare sulla coerenza interna e sulla significatività del brano proposto. Voglio soffermarmi sul risultato finale, sulla composizione ultima che abbiamo dinanzi, sulla stratificazione sinottica di cui è testimone.

L’esperienza di Dio, infatti, è tale solo se letta e riletta lungo tutta una vita. Come non esiste una interpretazione collettiva, una esperienza standard del mistero di Dio che non sia anche individuale, allo stesso mondo, nell’ambito di vita proprio di un singolo individuo si condensano e si esprimono momenti, tempi, passaggi, tappe diverse nella relazione con Dio. Questa diversità esige una continua rilettura della propria storia personale alla ricerca di quelle esperienze che, in ordine al presente stato della nostra relazione con Dio, assumono una valenza differente. Per esempio, al ricordo di un atto di tradimento compiuto nella mia vita spirituale potrei dare oggi un valore di vergogna ed una conseguente contrizione, mentre, magari, in futuro, questo stesso episodio potrebbe richiamarmi alla fedeltà, pazienza e bontà di Dio verso di me.

Nessuno di noi, come è accaduto a Pietro, può sottrarsi a questo continuo esercizio di revisione, di rielaborazione e, infine, di racconto, a noi stessi o ad altri, della storia della nostra relazione con Dio. La domanda “Chi è Gesù per me?” è domanda che determinerà, in ogni istante della nostra vita, risposte differenti, legate, certamente, al nostro presente stato, ma anche alla insondabile profondità del Mistero con cui entriamo in dialogo, con l’assoluto che vive dentro e fuori di noi. In questo senso, possiamo anche affermare che non esiste il momento della nostra conversione come un punto ideale o utopico della nostra storia. Piuttosto esistono processi. E la nostra relazione con Dio è la storia delle trasformazioni che, di volta in volta, si sono date in questa relazione.

 

 

Spunti di riflessione:

  • Sono abituato a questo esercizio di rilettura della storia della mia amicizia con Dio?
  • Quali sono le tappe, i passaggi di questa storia che oggi, per la mia vita, sono significativi?