Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze)

Possiate discernere ciò che è meglio

 

 

Luca 14, 1-6
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

 

 

Come la donna storpia di qualche giorno fa, anche quest’uomo idropico sarebbe destinato a restare così se Gesù rispettasse le regole della tradizione religiosa di cui farisei e dottori della legge sono diventati custodi.

Possiamo capire quanto Gesù voglia di proposito rompere con quelle false consuetudini religiose immaginando cosa avrebbe potuto fare in alternativa per rispettarle. Ad esempio, avrebbe potuto rimandare l’uomo al giorno successivo: “Torna domani e ti guarirò”. Non facciamo anche noi spesso così?

E invece no, la guarigione va operata subito e proprio in quel giorno perché i suoi interlocutori possano prendere coscienza della loro ipocrisia e, se vogliono, correggersi. Rinfacciandogli la priorità che, anche in giorno di sabato, danno ai propri interessi, Gesù si aspetta che chi lo ascolta faccia questo ragionamento: ma se io, nel giorno consacrato a Dio, mi prendo cura di mio figlio o del mio bue in difficoltà o addirittura in pericolo di vita, non dovrò fare altrettanto per un uomo o una donna che da anni e anni soffrono senza rimedio? E il giorno di sabato, in cui per onorare il Signore mi riposo e mi astengo da ogni lavoro, non è stato istituito proprio perché così posso prendermi cura anche degli altri, oltre che di me stesso?

Un ragionamento ovvio, quasi banale, eppure quanto è difficile accettarlo da parte di chi è legato alle sue consuetudini, soprattutto quelle religiose. Perché? Probabilmente perché osservando quelle regole ci si sente al sicuro, salvi, giusti davanti a Dio, mentre trasgredirle significherebbe caricarsi di una colpa e attirare su di sé una punizione. Invece per Gesù “il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Mc 2,27): il bene dell’altro è sempre la priorità per Dio, i cui “affari” – anche in giorno di sabato – consistono nel prendersi cura di noi.

Gesù si aspetta dai suoi discepoli che non siano rigidi, ma capaci di adattare le norme della loro vita religiosa alle circostanze della vita, mettendo la carità al di sopra di tutto (cfr 1Cor 13). L’amore sa sempre qual è la cosa giusta da fare nelle varie circostanze, anche al di là della legge, perché la compie e la perfeziona in quegli spazi vuoti della vita che le norme non possono riempire.

Come c’insegna sant’Ignazio, tutte le realtà create sono buone e utili mezzi per raggiungere lo scopo per cui siamo stati creati, ovvero lodare, riverire e servire Dio nostro Signore (cfr EESS 23). Il vero fedele è una persona capace di discernere, tra due o più mezzi ugualmente buoni, quali sono quelli che più lo aiutano a raggiungere questo fine e quando davvero la priorità della nostra vita consiste nel cercare e compiere la volontà di Dio, le altre realtà desiderabili, come la salute piuttosto che la malattia, la ricchezza piuttosto che la povertà, l’onore piuttosto che il disonore, una vita lunga piuttosto che una vita breve, vengono collocate al loro giusto posto e così la nostra vita diventa ordinata, cioè tutta orientata alla comunione con il Padre, nel Figlio e per opera dello Spirito santo.

Facciamo allora nostra la preghiera che san Paolo rivolge al Signore scrivendo ai Filippesi: prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio (Fil 1,11).