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Meditazione Ven 4 Giugno

Meditazione Ven 4 Giugno

Meditazione Ven 4 Giugno 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Una fede che si interroga

 

Marco 12, 35-37

In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
“Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi”.
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».
E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

 

Un “detto” singolare, quello di oggi. Il contesto è sempre quello del cap. 12 del vangelo di Marco, Ma, stavolta, non ci viene presentato alcun personaggio ad interloquire con Gesù. Il suo discorso al Tempio, seguito dalla gente, mantiene il tono della controversia sull’identità del Messia e sulla sua derivazione da Davide e dal suo casato. Matteo risolverà la questione introducendo al cap. 1 una genealogia di Gesù. Ma, in realtà, tutti i sinottici conservano il ricordo di questo episodio, con ogni probabilità in dipendenza da Marco stesso o dalla medesima fonte.

È curioso notare come Gesù utilizzi gli stessi testi controversi, le stesse armi dialettiche di chi lo accusa di non avere autorità sufficiente per insegnare la sua dottrina. Provoca con domande sulla Scrittura chi, fino a questo punto del racconto, aveva provocato lui.

Banalmente, si potrebbe rimanere sulla linea della controversia sull’identità messianica di Gesù, ma si può affermare anche altro guardando proprio al suo modo di procedere: Gesù provoca. L’iconografia tradizionale lo mostra mansueto, assertivo, sicuro nella sua dottrina positiva, quasi avesse predicato lui stesso il Catechismo della Chiesa Cattolica!

In realtà, il suo modo di fare è interlocutorio. Qui, con grande evidenza, procede attraverso domande, non attraverso spiegazioni. Sono due gli obiettivi che, così facendo, raggiunge. Da un lato, sdogana la domanda, il dubbio e, dall’altro, li propone come strumento per conoscere e farsi conoscere. Questo vuol dire che la fede della Chiesa non necessariamente si fonda su dottrine assertive, fermamente enunciate, ma anche su questioni aperte, domande, indicazioni per ulteriori livelli di studio e di approfondimento. Inoltre il suo modo di fare scomoda, scuote, sveglia dal torpore quanti vivono accovacciati nel “si è sempre detto e fatto così”. Chiede dei “perché”, ribolle nella ricerca del “cosa significa” quanto, nella Tradizione e nelle tradizioni, si afferma e tutti affermano.

 

Spunti di riflessione:

  • Mi lascio provocare da Cristo attraverso la Scrittura e la vita stessa della Chiesa?
  • Raccolgo l’invito alla domanda sulle questioni di fede che mi viene da Cristo stesso o preferisco rimanere nei comodi spazi del mio comfort?