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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Ven 5 Febbraio

Meditazione Ven 5 Febbraio

Meditazione Ven 5 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Vennero… presero… deposero

 

 

Marco 6, 14-29

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

 

 

 

Questo racconto, che Marco colloca subito dopo l’invio dei discepoli in missione, è un’occasione per rispondere alla domanda: chi è Gesù.

L’episodio dei pani ci inviterà a riconoscerlo nel segno memoriale della sua morte e risurrezione, ora Marco ci dice anzitutto perché non lo si riconosce.

Erode non può intendere la Parola, perché ha spento la voce che la proclama.

L’uccisione del Battista è la consumazione della morte teologica che abita il suo cuore, segno del suo peccato e di quello del popolo. L’adulterio, denunciato da Giovanni, non è solo del re ma di tutto il popolo che non corrisponde più all’amore del suo Signore per sposare le illusioni degli idoli. Invece di convertirsi alla Parola, Erode preferisce fare tacere la voce che gliela proclama, togliendosi ogni possibilità di conversione.

Chi non pratica la giustizia non è disposto a cambiare vita, non può cercare il Signore e pretendere di trovarlo. Rimane così una fame e sete di verità inappagate. Questo è il silenzio di Dio che sperimentiamo nel nostro peccato.

Dio tace, perché non vuole e non può condannare; però il suo silenzio è l’annuncio più forte del nostro peccato e della sua misericordia.

La coerenza di vita di Giovanni Battista disturba: il giusto, infatti, in una struttura di peccato sarà sempre messo a morte.

Questo è il destino di Giovanni, questo è il destino di Gesù, questo sarà il destino di tutti i testimoni della Parola inviati nella messe degli uomini.

In greco testimone si dice «martire», e il termine significa «uno che si ricorda», cioè che si ricorda della sua missione anche a costo della vita e per questo indica a tutti la vera vita di cui fa esperienza.

Il Signore non inganna: essere cristiani vuol dire testimoniare in povertà la parola, ponendo fede e speranza solo nell’amore di chi ci invia, sapendo di avere in sorte il suo stesso destino.

Oggi è il primo venerdì del mese in onore del Sacro Cuore che testimonia l’amore fino alla fine, oppure fino al fine che è la comunione con il Padre.

Gesù è il martire che testimonia fin dentro e oltre la morte l’amore che sta a principio della sua vita, quel cuore di Dio, viscere di amore e di misericordia, da cui tutto viene e a cui tutto ritorna.

Il martire non è solo colui che si ricorda di questa testimonianza fino al dono supremo della vita, ma anche colui che ricorda a tutti quell’amore fontale che solo donandosi fiorisce.

Vennero, presero, deposero sono le azioni di compassione della Chiesa verso il testimone che deposto a terra porta frutti di bene e di pace.

Nella preghiera chiedo che il Signore mi sostenga nella mia testimonianza cristiana con la certezza che mai permetterà che io sia separato da lui, fonte dell’amore e del perdono.