• Tel: 06 697001 (centralino)

  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Ven 5 Marzo

Meditazione Ven 5 Marzo

Meditazione Ven 5 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Il Signore viene a liberare la vigna dal degrado

 

Matteo 21, 33-43. 45

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

 

 

 

La Bibbia narra fondamentalmente una storia: la storia della salvezza rivelata all’umanità e la resistenza che l’umanità pone alla salvezza stessa.

Di fondo a questa parabola c’è la rivelazione di Dio attraverso la creazione. Il Signore creando vede che realizza cose belle e giuste, le benedice e si ritira, ovvero le lascia libere, non torna su di loro ratificandole o modificandole, ma benedice e fa un passo indietro affidando il tutto alla custodia dell’uomo e della donna, come ci raccontano i primi due capitoli della Genesi.

Nella parabola del Vangelo di oggi si parla del giorno in cui il Creatore riscatta la sua creazione, ma sottende anche che la creazione soffre più che godere della custodia da parte dell’umanità. La parabola fa riferimento a una crisi religiosa, politica e sociale. Si tratta di una crisi unica che si riflette nel sociale, nella fede e nella ecologia. Come avverte la “Laudato Sì” al punto 119:

“Se la crisi ecologica è un emergere o una manifestazione esterna della crisi etica, culturale e spirituale della modernità, non possiamo illuderci di risanare la nostra relazione con la natura e l’ambiente senza risanare tutte le relazioni umane fondamentali. … L’apertura ad un “tu” in grado di conoscere, amare e dialogare continua ad essere la grande nobiltà della persona umana. Perciò, in ordine ad un’adeguata relazione con il creato, non c’è bisogno di sminuire la dimensione sociale dell’essere umano e neppure la sua dimensione trascendente, la sua apertura al “Tu” divino. Infatti, non si può proporre una relazione con l’ambiente a prescindere da quella con le altre persone e con Dio”.

Dio viene a riscattare i frutti della vigna ma, si può ben comprendere, che viene anche a liberare la vigna dal degrado, viene perché sente il grido dei poveri e la sofferenza del creato.

Fin dall’inizio della parabola, Dio è il Creatore, e la parabola lo sottolinea evidenziando in particolare quanto mette in atto per creare l’ambiente vitale: vigna, siepe, frantoio, torre…e fa un passo indietro, affida tutto ai custodi, ai vignaioli. Tutto ricorda l’Eden, il giardino, un luogo protetto e difeso da ciò che c’è fuori che è deserto e non vita, la vigna è così luogo di lavoro e di relazioni.

Non a caso si parla di vigna, albero fortemente simbolico in Israele. La vigna è la vita stessa del popolo di Israele, il profeta Isaia afferma: “Israele, la vigna del Signore” (cf. Is 5,1-7), ma la vigna non rappresenta solo il popolo in quanto popolo: è il popolo di Dio, è il popolo che crede, infatti, la “vigna di Salomone” simboleggia il popolo che prega. È perciò la pianta più nominata nella Bibbia, superata solo dall’olivo.  Gesù mettendo la vigna al centro della parabola afferma che il nucleo è la relazione di fiducia, l’amore tra il popolo e Dio! Si spiega così il passo indietro del Creatore: lascia la vigna in un rapporto fiduciario d’amore.

Nella Storia della salvezza, la Terra che Dio crea e dona all’umanità rappresenta la fertilità, la terra e la discendenza che sono intimamente legate, così i frutti divengono segno della presenza di Dio tra il popolo (cf. Dt 11,13-17).

Il lavoro dell’uomo e la donna con la Grazia di Dio rendono la terra bella e ospitale e i frutti che ne ricava sono segni dell’amore di Dio. Perciò, nella parabola, quando il padrone torna per i frutti cerca non tanto la materia quanto la relazione!

Dio non è un padrone che si presenta con la bilancia per avere tutto, i frutti sono per l’umanità e l’umanità per Dio. L’umanità se ne dimentica, la storia della salvezza trova sempre un profondo ostacolo nell’egoismo, una lotta violenta tra l’”io” e il “tu”, tra l’egoismo e la relazione filiale. Perciò Dio invia dei servi: profeti, poveri (come il povero lazzaro), re e regine, vedove ecc. tutto questo per ricordare l’alleanza! L’egoismo però è davvero forte, rende il fratello cosa di cui liberarsi (si veda la prima lettura che racconta la storia di Giuseppe e i suoi fratelli). Anche quando i testimoni sono numerosi, come ad esempio il popolo di Ninive, l’umanità sembra voler rimuovere, sembra non volersi fermare. Come afferma di nuovo Papa Francesco nella “Laudato Sì” al punto 6: “Papa Benedetto ci ha proposto di riconoscere che l’ambiente naturale è pieno di ferite prodotte dal nostro comportamento irresponsabile. Anche l’ambiente sociale ha le sue ferite… E lo spreco della creazione inizia dove non riconosciamo più alcuna istanza sopra di noi, ma vediamo soltanto noi stessi”.

In questa parabola nel momento del rifiuto da parte dei vignaioli sorprende da un lato la cecità e l’aggressività dei vignaioli e dall’altro la caparbietà di Dio pronto a perdere, pronto ad umiliarsi, il Creatore non smentisce la sua generosità che dona con la mano aperta, senza fare conti (Cf. Laudato Sì, 76).

L’amore di Dio è gratuito e generoso e perciò dona il Figlio, segno inequivocabile che la vigna non era per il frutto ma era causata dall’amore. Il pensiero di Dio è: vedranno il mio amore e mi crederanno; il pensiero dell’umanità è: uccidiamolo e sarà tutto nostro; è la sintesi del baratro, della salvezza donata e rifiutata, dell’amore tradito, della violenza cieca che genera morte e sofferenza!

Il particolare non piccolo che il Figlio è ucciso fuori dalla vigna è davvero inquietante, cosa c’era fuori dalla vigna? C’era la non vita, la non fertilità, la non relazione, ricorda l’uscita di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden, dove c’è solo morte: L’umanità rifiuta tutto quanto è donato per affermarsi e consegnarsi alla morte!

La parabola è così chiara che anche gli ascoltatori sentenziano duramente: il Padrone “sterminerà miseramente i malvagi” (Mt 21, 41).

Quello che però chi ascolta non capisce è la Giustizia di Dio, infatti Gesù non conferma la condanna ipotizzata dagli ascoltatori, ma afferma che il Figlio è pietra di scarto, invertendo il punto di vista: il Figlio parla la lingua degli scartati, lo vedevamo ieri nella storia del povero Lazzaro. È la storia di Giuseppe, prima lettura e salmo, scartato dai suoi fratelli ma che: “Il re mandò a scioglierlo, il capo dei popoli lo fece liberare; lo costituì signore del suo palazzo, capo di tutti i suoi averi” (Sal 104(105)). La vigna è affidata a un altro popolo, nella storia di Giuseppe è l’Egitto, ma va inteso che viene affidato a ciò che è stato scartato.

Capiamo così che questa parabola ci vuole interrogare: sono disposto ad accogliere il Signore che viene? Immaginandomi nel momento della mia morte cosa non vorrei perdere? Cosa vorrei difendere con le unghie e i denti? E in fine, quali scarti non sto vedendo?