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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Ven 7 Maggio

Meditazione Ven 7 Maggio

Meditazione Ven 7 Maggio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Amatevi gli uni gli altri

 

Giovanni 15, 12-17

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

 

 

Il testo di oggi, ci sottolinea, a modo di “messa a fuoco”, alcuni versetti del vangelo di ieri. L’indicazione, quindi, è a spingere la nostra attenzione verso affermazioni che vengono considerate fondamentali e meritano un approfondimento.

Tra queste, il comandamento “amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati”, in apertura, riveste una funzione fondamentale.

Già ieri notavamo l’importanza della relazione d’amicizia con il Signore per poter comprendere il senso dell’osservanza dei suoi comandamenti.

Oggi, a questa dimensione, che chiamerei “verticale” dell’amore con Dio, se ne aggiunge un’altra, come “orizzontale”: l’amore verso gli altri, a immagine dell’amore di Dio per noi.

La riflessione su questa dimensione “orizzontale” dell’amore mi spinge verso due considerazioni.

La prima è di carattere esortativo. L’altro non è strumentale alla nostra salvezza, come in certa parte della storia della spiritualità sembra di intendere, secondo interpretazioni individualiste che legano la perfezione dell’amore alla ricerca di un presunto “stato” di perfezione, definito, stabile e individualistico.

La salvezza è sempre inclusiva, mai esclusiva.

Non ci sono categorie di esseri umani che, per essere ciò che sono, si ritrovano preclusa la strada verso la comunione con Dio a partire da una presunta esclusività della salvezza offerta.

Un cristianesimo così sarebbe settario ed elitista. La chiamata alla salvezza è tale a partire, semmai, non soltanto dall’offerta che Dio ne fa ma anche dalla risposta dell’uomo, nella logica tomistica dell’”exitus-redditus”, ossia nella opzione per la reciprocità.

La salvezza non è mai a senso unico: impone una risposta.

È, quindi salvezza e rivelazione di Dio Salvatore, non solo l’amore suo per noi ma anche la nostra stessa risposta a questo amore: siamo parte non secondaria della nostra personale salvezza nonché coprotagonisti della rivelazione di Dio a noi, nei termini di rivelazione di noi a lui.

La seconda caratteristica, invece, è consequenziale.

L’altro è la misura del nostro amore per Dio, della nostra risposta al suo amore. Nei termini della lettera di Giacomo, diremmo che “la fede senza le opere è morta”.

Non esiste risposta d’amore verso Dio che non passi attraverso l’altro, intendendo per “altro” anche quella parte di noi che merita d’essere amata.

Non ci illudiamo, infatti: ci sono aspetti di noi stessi che facciamo fatica ad amare. Non è faticoso soltanto l’amore per gli altri. Anzi, insieme con papa Francesco potremmo notare che, quando abbiamo difficoltà ad amare noi stessi per intero, anche nei nostri lati più scomodi, finiamo con il risultare rigidi ed esigenti nei confronti degli altri.

 

Spunti di riflessione:

  • Misuro il mio amore per Dio a partire dal mio amore per me stesso e per gli altri o lo teorizzo come semplice “afflato mistico” completamente sradicato dalle vicende umane?
  • Sono consapevole del fatto che la salvezza, la pienezza e la felicità che Dio mi offre sono tali a partire dalla mia risposta a quanto mi viene offerto e dal fatto che io la viva o meno insieme agli altri?