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Come possiamo conoscere la via?

Nel cammino verso Santiago (o verso qualsiasi altra meta di pellegrinaggio che condivida questa stessa caratteristica) una funzione speciale la rivestono le frecce gialle.
Banalmente, indicano la direzione, ma ogni volta che il pellegrino ne scorge una, non ne assume solo l’indicazione di direzione, piuttosto gli sembra di vivere una piccola anticipazione della fine del cammino. Come se, per un attimo, la meta gli venisse incontro, si facesse viva e presente nel suo pellegrinare.
Qualcosa del genere accade con questo detto di Gesù, che inaugura il quattordicesimo capitolo del Vangelo di Giovanni.
Quando, nella vita spirituale, infatti, ricordi a te stesso dove stai andando, il passo si fa più leggero e il cuore avverte la prossimità del riposo.
La liturgia, saggiamente, recupera questo testo nel tempo che va da Pasqua a Pentecoste, a monito, per i discepoli tremanti nel cenacolo, della vita nuova che la Resurrezione di Cristo ha già inaugurato e verso la quale gli stessi discepoli si incamminano.
Così noi. Impariamo oggi che il ricordo della vita futura che ci attende non può mancare nei vari passaggi del nostro presente.
I teologi la chiamano prospettiva, dimensione, tensione escatologica dell’esistenza. In altre parole, è l’avvento di Dio nella nostra storia, avvento quotidiano che sostiene il nostro “esodo”, come descrive bene Mons. Forte in uno dei suoi libri: Dio si fa vicino al pellegrino ricordandogli la bellezza della meta ormai prossima.

 

Spunti di riflessione:
– Sperimento nel mio presente questa “tensione escatologica”, questo raggiungermi dell’abbraccio di Dio nel mio presente?