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Meditazione Ven 9 Aprile

Meditazione Ven 9 Aprile

Meditazione Ven 9 Aprile 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

In nessun altro c’è salvezza

 

Giovanni 21, 1-14

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

 

 

 

 

La prima lettura (At 4, 1-12) sembra smorzare la gioia pasquale di questi giorni. Parla infatti di persecuzioni, imprigionamenti, processi e minacce… eppure sono occasioni di nuove conversioni e di una testimonianza più efficace e coraggiosa da parte di Pietro.

È paradossale: quando la Chiesa è contrariata la forza dei cristiani autentici si fa più palese e incisiva. È quella lotta tra la morte e la vita che canta la Sequenza pasquale in questi giorni.

Ogni qualvolta la comunità cristiana si adatta alla mentalità del mondo perde spessore, mentre quando presenta un’alternativa sapiente alla stoltezza umana diventa occasione di salvezza per molti.

Gesù ce lo aveva annunciato: se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi e se non siete perseguitati significa che non siete con me, che non siete segno della novità del vangelo.

Nel momento della fatica, non dobbiamo dimenticare che è lo Spirito che ci genera come testimoni; è lui che parla attraverso di noi, che rende la Parola attuale a ogni uomo di ogni tempo. La forza che ci anima non sta nelle nostre forze ma nel Nome di Gesù, cioè nella sua persona, nella sua storia, nella sua testimonianza capace di operare salvezza.

La nostra comunità è, allora, chiamata a rendere presente Cristo perché si nutre della sua Parola e della sua presenza eucaristica.

La testimonianza della Chiesa è autentica ed efficace solo quando è trasparenza della testimonianza di Cristo e del suo amore per tutta l’umanità.

Il vangelo, però, ci insegna che non è facile identificare il Signore e avere esperienza della sua presenza in mezzo a noi.

Eppure è fondamentale per la nostra credibilità.

Se non custodiamo la relazione con lui nella preghiera, nelle opere di carità, nell’esistenza quotidiana, rimaniamo anche noi nelle tenebre e la luce del Risorto non è in noi.

Il Signore si presenta ancora oggi in mezzo a noi attraverso dei segni, ma solo l’amore che portiamo verso di lui ci permette di riconoscerlo.

Giovanni riconosce il Signore perché ha fatto esperienza del suo amore e anche Pietro, ricordando come all’inizio della sua vocazione Gesù ha trasformato la sua sterilità in abbondanza di grazia.

C’è dunque una storia di relazione con il Signore, che diventa carne e vita; è il suo amore che ci permette di riconoscerlo attraverso i segni che lui pone anche nelle nostre situazioni di fallimento.

Dopo la Pasqua il Signore si dà a riconoscere attraverso il gesto di consegna totale che è l’Eucaristia, la sua vita messa nelle nostre mani con fiducia e amore sino alla fine.

Nella preghiera, chiediamo al Signore, in questo tempo di prova in cui tutto sembra oscuro che non venga mai meno in noi la speranza nella sua promessa. Il Risorto doni alla Chiesa di riconoscerlo operante nel mondo e nella storia, per indicarlo Vivente a questa umanità che nelle tenebre cerca il Salvatore del mondo.