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Donaci, Signore, un cuore grande

 

Il mistero della Pentecoste è il compimento del mistero della Pasqua.

La Chiesa, però, non celebra solo oggi il mistero dello Spirito, ma attraverso il battesimo, la riconciliazione l’Eucaristia e i sacramenti della fede, il nostro tempo è una continua Pentecoste.

Lo Spirito, infatti, manifesta continuamente la Chiesa come l’umanità nuova e innamorata – ossia che vive e abita nell’amore – perché ricreata e sostenuta dal soffio divino.

Lo Spirito è il vero protagonista della storia cristiana caratterizzata dal dono e dalla gratuità.

Lo Spirito è la contemporaneità di Gesù; è l’eterno presente di Dio che irrompe nella nostra storia e la rende storia di salvezza e di vita.

È lo Spirito che attraverso i sacramenti ci rende presenti a quanto Gesù ha detto e ha fatto per noi.

Con la discesa dello Spirito Santo si apre il tempo della Chiesa, il tempo dell’amore manifestato dai credenti perché hanno fatto esperienza di essere amati per primi da Dio.

Lo Spirito, però, non è donato solo in vista della missione, ma anche in vista del perdono dei peccati – l’altro volto dell’amore.

La remissione dei peccati è una trasformazione che solo lo Spirito può compiere, solo lui può ricondurre in unità ciò il male ha frantumato in noi e nelle nostre reciproche relazioni.

Caratteristica dello Spirito Santo – che deve essere anche degli uomini pneumatizzati – è di non presentarsi mai in prima persona.

Lo Spirito ri-corda quanto Cristo ha detto e compiuto perché in quelle parole e in quelle azioni c’è l’amore del Padre.

Vediamo brevemente come le letture illuminano questo mistero di misericordia e di amore.

Per gli Ebrei la festa della Pentecoste era la celebrazione del dono della Legge concessa sul monte Sinai. È la festa dell’alleanza che segna la nascita del popolo di Dio; così per Luca è prefigurazione del dono della Legge interiore – lo Spirito Santo – attraverso cui nasce la Chiesa, umanità nuova continuamente ricreata dal bacio di Dio.

In questa festa si celebrava anche il ringraziamento per la raccolta del grano e si offrivano a Dio le primizie dei campi. La Pentecoste è così un’eterna primavera e noi siamo le primizie di ciò che Dio ha seminato.

Luca vuole insegnare che la pasqua di Gesù si realizza pienamente nella Pentecoste, ovvero, la risurrezione di Gesù trova la sua efficacia nei confronti degli uomini. Il mistero che ha coinvolto solo Gesù nella sua Pasqua, nella Pentecoste coinvolge anche noi come comunità di credenti e popolo che Dio ama.

La Pentecoste rappresenta per Israele la realizzazione della libertà nella relazione dell’alleanza con Dio. Se la Pasqua ci apre a una possibilità di vita senza tramonto, il dono pentecostale dello Spirito sostiene la nostra libertà nella comunione con Dio, in Cristo, e ci rende continuamente presenti al dono della salvezza.

Paolo, invece, parlando dei Carismi mette sotto accusa lo spirito di divisione ancora esistente in mezzo ai cristiani di Corinto.

I carismi sono “doni spirituali”, sono la fantasia di Dio che non ha limiti, sono la gratuità dell’amore, concessa dallo Spirito Santo per essere posta a servizio dell’unità del corpo ecclesiale.

Questa è la libertà cristiana: non possedersi più ma manifestare sempre un altro, come il Figlio manifesta il Padre e il Padre il Figlio, mentre lo Spirito ci rende presenti all’amore che continuamente circola tra l’uno e l’altro.

Nel Vangelo la Pentecoste giovannea posta nel giorno stesso di Pasqua è il potere dato alla Chiesa di essere e di creare un’umanità nuova.

Come? Testimoniando di essere stati attratti dall’amore e di abitare nell’amore.

Gesù ha salvato coloro che ha amato sino alla fine, così noi come Chiesa salviamo ciò che amiamo fino alla fine, ossia ciò che facciamo confluire in quel fiume di amore che è la Trinità, attraverso la remissione dei peccati.

L’essere riconciliati con Dio significa per noi essere innamorati del Signore e del suo vangelo e di esseri innamorati dell’umanità che Cristo ha salvato nel suo perdono.

Possiamo contemplare questo mistero di amore di perdono con una preghiera di san Paolo VI:

 

Vieni, o Spirito santo, e dà a noi un cuore grande, aperto alla tua silenziosa e potente parola ispiratrice, chiuso a ogni meschina ambizione, un cuore grande per amare tutti, tutti servire, con tutti soffrire; un cuore grande, forte a sostenere ogni tentazione, ogni prova, ogni stanchezza, ogni delusione, ogni offesa; un cuore beato di palpitare col cuore di Cristo e di compiere umilmente, fedelmente, virilmente, la divina volontà.

 

Il Signore ci doni di vivere in questa eterna Pentecoste. Amen.