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Giovedì Santo 2018

EUCARISTIA IN CENA DOMINI

Chiesa del Gesù – 29 marzo 2018

 

Cari fratelli e sorelle

Per far presente ancora una volta il senso della Pasqua che cominciamo a celebrare con questa Eucarestia, ci possono illuminare le parole iniziali del brano del IV Vangelo appena sentito: … sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.

Vogliamo condividere l’ora di Gesù. L’ora da Lui scelta liberamente, soltanto per amore verso di noi, ancora in questo mondo. La Pasqua significa la piena incarnazione di Gesù, Dio stesso, nell’umanità sofferente a causa del peccato; a causa dell’aver stabilito relazioni personali e strutture sociali ispirate all’egoismo più che al riconoscimento della dignità dell’essere umano, creato per amore, a immagine e somiglianza del Dio Uno e Trino, comunità d’amore, Padre Misericordioso, Figlio obbediente fino alla croce, e Spirito Santo compagno di ogni giorno.

Accompagniamo quindi Gesù nella sua via crucis. In questo modo ci facciamo consapevoli della sua sofferenza ingiusta come quella subita da tante persone, da popoli interi, lungo la storia e anche nel mondo d’oggi, nella nostra società. Accompagniamo Gesù nel suo pieno abbandono nelle mani del Padre, nella sua speranza nell’adempimento della promessa di liberazione dei poveri e di tutta l’umanità.

Amare coloro che sono nel mondo è rivolgere lo sguardo attorno a noi e al mondo intero per renderci consapevoli di tanta sofferenza ingiusta subita da bambini, giovani, adulti e anziani. Milioni di nostri fratelli migrano dalla loro terra cercando migliori condizioni di vita, espulsi dalla violenza delle guerre e da quella, crescente, che entra nella vita quotidiana fino a renderla insopportabile. Milioni di persone, che sperimentano la difficoltà di inserirsi in nuovi contesti culturali dove, alle volte, vengono accolte e, anche, frequentemente, rifiutate, risultando così ancora più difficile per loro rifare la propria vita.

 

Dobbiamo cambiare il nostro sguardo e renderci consapevoli della crescita delle disuguaglianze nel nostro mondo e nella nostra società. Oltre alla povertà insuperabile per milioni di essere umani, la crescita della disuguaglianza riduce per tanti la possibilità d’una educazione di qualità e l’opportunità di avere accesso al capitale e ai beni che possono assicurare una vita dignitosa. Si tratta di renderci consapevoli dell’indebolimento della democrazia come forma di gestione del bene comune con la partecipazione dei cittadini che cercano di favorire l’intera società. Personalismi rivestiti da populismi cercano di ridurre i popoli a masse acclamanti, invece di promuovere cittadini adulti organizzati per prendere decisioni convenienti al bene comune. Nazionalismi anacronistici, fondamentalismi manipolatori del nome di dio, pregiudizi razzisti … erigono barriere disumane tra persone, gruppi e popoli.

Gesù è andato incontro a questo mondo, dal di dentro, incarnato, partecipando alle sofferenze ingiuste, sostenuto dall’amore di Dio, sorgente della sua speranza. Anche noi possiamo partecipare della stessa speranza e seguire il cammino di Gesù. Mossi dall’amore possiamo avvicinarci ai poveri, incarnarci in modo di acquistare il suo sguardo, lo sguardo voluto da Gesù, e partecipare alla Pasqua, cioè, all’opera della liberazione tramite la croce che porta alla vita nuova, regalata da Dio.

Nel ricordo della cena del Signore facciamo memoria del suo insegnamento e del suo invito a una vita secondo lo Spirito. Fare memoria non è rimanere a guardare una scena ormai passata. Fare memoria è attuare quanto viene contemplato. Partecipare al corpo e al sangue offerto per noi e per tutti per il perdono del peccato, significa rinnovare la scelta fatta di seguire Gesù e approfondire la comunione con la vita di Gesù. Attuare il servizio secondo lo stile della lavanda dei piedi, come ci ha chiesto Gesù dopo averlo fatto ai suoi: Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto.

Come ha fatto Gesù? Ha steso le sue braccia senza chiuderle a nessuno. Prendete e bevetene tutti… Ha steso le sue braccia fino ad essere inchiodato sulla croce diventata così segno e sacramento della riconciliazione fra tutti gli esseri umani, con tutte le creature e, dunque, con Dio stesso. La via crucis, passaggio dalla morte alla vita per amore degli esseri umani, è piena di momenti di comunione di cui facciamo memoria in questa cena serale:

  • L’incontro personale col Padre: Gesù è un uomo che prega e ci ha insegnato a pregare per entrare e restare in comunione con Dio.
  • I rami d’ulivo agitati dal popolo all’entrata di Gerusalemme esprimono la comunione del popolo riconoscente per la presenza del Signore in mezzo a loro.
  • La cena tra amici che si vogliono tanto bene a Betania esprime la comunione fraterna possibile tra persone ispirate dallo Spirito, che riconoscono la presenza liberatrice di Gesù nelle proprie vite.
  • Il profumo sparso da Maria sui piedi di Gesù asciugati con i suoi capelli esprime la comunione personale che possiamo avere col Signore.
  • La celebrazione pasquale con i suoi discepoli che diventa Eucaristia attorno alla quale nasce e si nutre la comunità dei suoi seguaci, la Chiesa inviata ad annunciare la Lieta Notizia della liberazione del peccato del mondo.

Accostiamoci quindi all’Eucaristia in modo che possano emergere i nostri sentimenti più profondi.

  • Nello sperimentare l’amore del Signore, superiamo la tentazione di tradirlo per un prezzo banale e possiamo conservare la sua amicizia.
  • Restando in comunione con Lui, superiamo l’avarizia come movente dei nostri comportamenti.
  • Ci distacchiamo dal potere col quale cerchiamo di assoggettare altri, di manipolare la loro coscienza religiosa o identità culturale.
  • Diventiamo capaci di metterci al servizio dei più bisognosi, di sperimentare e condividere la compassione misericordiosa del perdono vicendevole, della consegna della propria vita per contribuire alla vita del mondo.

La memoria della comunione al corpo e al sangue di Gesù ci renda suoi discepoli, partecipi della sua Pasqua.

 

Arturo Sosa, S.I.