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I DOMENICA DI AVVENTO

 

Entrando nel tempo liturgico dell’Avvento, non solo ricordiamo la prima venuta del Signore nella carne, né solamente attendiamo il suo ritorno glorioso, quando verrà a giudicare ogni cosa, ma invochiamo la sua visita anche nel tempo presente con la supplica accorata della Chiesa: Marana tha! Vieni Signore!
San Basilio ha definito il cristiano come: «colui che resta vigilante ogni giorno e ogni ora sapendo che il Signore viene».
Il tempo di avvento ci esorta a chiederci: attendo la venuta dello Sposo?
Per molti cristiani l’avvento è una semplice preparazione al Natale.
L’avvento è invece un tempo forte, perché ci esercita come comunità a essere aperti a cercare la visita di Dio nel passato, nel futuro e già ora nel nostro presente.
C’è una salvezza inaugurata da Cristo nella remissione dei peccati e una salvezza che verrà portata a pienezza dal Signore glorioso alla fine dei tempi.
Già oggi c’è una salvezza che cresce di giorno in giorno nella relazione e nella comunione con Colui che è sempre il Veniente nella nostra vita e nella nostra storia.
La liturgia, pertanto, ci ricorda che siamo incaricati di tenere viva la fiamma bruciante del desiderio, nell’attesa e nella speranza della venuta del giorno del Signore.
Nella prima lettura Isaia svela il fine dell’agire di Dio nella storia: raccogliere tutti i popoli sul monte Sion, per porli sotto la guida e la luce della sua Parola di salvezza; per farne una sola famiglia in cui è allontanata l’ostilità per sempre.
Questa profezia di pace giunge proprio quando il regno di Giuda si sta impegnando in alleanze di guerra.
Il profeta vede salire verso il luogo in cui Dio dimora – il tempio – una umanità che risponde alla chiamata del Signore e che la parola di salvezza unisce, generando un popolo di ascoltatori.
Se il primo atteggiamento da coltivare è quello dell’ascolto, il secondo è quello della vigilanza, che permette di vincere il sonno e la stanchezza nella lunga attesa, tentazione sempre presente anche nella comunità ecclesiale.
È il richiamo del vangelo di Matteo, attraverso l’analogia con quanto avvenne ai tempi di Noè.
A differenza di Isaia, l’evangelista presenta un’umanità che non risponde alla sua vocazione e vive in modo dissoluto come se Dio non ci fosse.
Questa umanità non ascolta la parola di Dio che chiama alla conversione e neppure sa vigilare per accorgersi di ciò che Dio sta realizzando – dice amaramente il vangelo: E non si accorsero di nulla.
È una umanità stolta che non sa riconoscere i segni dei tempi, che sperpera la grazia di Dio, che vive disciolta dal legame di amore con il Signore.
Si possono raccogliere due insegnamenti da questa pagina di Matteo:
– la necessità di non lasciarci assorbire o sopraffare dai problemi quotidiani, dimenticandosi di Dio;
– ricordare che ogni venuta del Signore implica inevitabilmente un giudizio: è la luce che Dio fa sulla nostra vita.
Le venute del Signore non lasciano le cose come stanno, ma chiamano e spingono verso una conversione e una purificazione.
Il tempo di avvento si presenta come un invito a svegliarci dal sonno e aprirci alla conversione per andare incontro al Signore; solo così la nostra salvezza sarà più vicina come dice san Paolo.
Le armi della luce sono la fede, la speranza e la carità da indossare per combattere la buona battaglia del Vangelo.
La seconda lettura è così un invito esplicito a fare di Cristo l’abito, la mentalità e il cuore nuovo che ci consenta di essere riconosciuti come dei veri battezzati.
Tutte le immagini di questo tempo di attesa vogliono evocare la decisività radicale del nostro incontro con Cristo: con lui è venuta la pienezza dei tempi e la salvezza è già in mezzo a noi e cresce ogni giorno in noi.
Sant’Agostino nel commento al Salmo 127 pose alla sua comunità questa domanda provocatoria che può avviare la nostra meditazione:

«Voi, come popolo di Dio, come sposa del Signore, voi che state aspettando lo Sposo interrogatevi: avete paura che il Signore venga o non vedete l’ora che venga?»
Che cosa significa desiderare il Signore?
È per noi sperare l’incontro con lui, desiderare di essere come lui ci vuole?
Questo è il motivo e l’oggetto della nostra attesa: non aspettiamo la fine del mondo, ma lo Sposo bellissimo e non vediamo l’ora che arrivi, per essere con lui
Fondati in Cristo aspettiamo la beata speranza della manifestazione gloriosa del nostro Dio e Signore Gesù Cristo. Amen.