Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze)

Nella prima domenica dopo la Pentecoste, la liturgia mette in relazione la Chiesa con il mistero della Trinità.

Dopo aver ricevuto lo Spirito santo, i discepoli escono dalle mura ristrette delle loro paure, per annunciare con franchezza e coraggio il vangelo. Obbedendo a quanto il Signore risorto ha loro ordinato prima di lasciarli, battezzano i credenti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

La Chiesa di ogni tempo e di ogni luogo ha il compito di immergere gli uomini nel mistero di amore della Trinità. Ormai Dio non si considera più in sé, ma sempre in relazione a noi, per questo squarcia il velo che copre il suo mistero, rompe il silenzio sulla sua vita. Il Dio trascendente e inconoscibile, decide di rivelarsi agli uomini all’interno di una storia “come un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà”, secondo quanto ha annunciato solennemente a Mosè nella prima lettura.

Eppure, spesso di lui abbiamo un’idea che scaturisce dal profondo delle nostre paure:

Che Dio è quello che lascia morire di fame i bambini, che non ferma le guerre, che fa ammalare di cancro una giovane? Dov’è il suo volto misericordioso quando devo constatare che non risolve i tanti problemi degli uomini, anzi che mi lascia annegare nel mare della difficoltà e della crisi di questo tempo?

Corriamo il rischio di coltivare interiormente l’idea di un Dio da temere più che da amare.

La più difficile conversione da compiere è proprio quella che ci fa passare dal Dio piccino che portiamo nel cuore al Dio grande che si rivela nella Scrittura e nella testimonianza di Cristo, verbo incarnato.

Questa domenica vuole guarirci e farci fare una rinnovata esperienza del Dio vero.

Anche Israele ha compiuto questo percorso di guarigione, purificando la propria fede attraverso l’esperienza. Il Dio dei padri non era come quello dei popoli vicini, era profondamente diverso. Poi, con l’Esodo, avviene una svolta determinante: il Dio dei padri interviene, agisce, si racconta, stipula un patto, un’alleanza, un matrimonio con questo popolo di schiavi, che è il più piccolo tra tutti i popoli.

Non ci sono altre divinità, gli altri sono solo idoli. Dio viene inizialmente chiamato come Elohim (il Signore) fino alla rivelazione del suo volto, Adonai (Io sono colui che ti è presente).

Un Dio che interviene in prima persona per liberare il suo popolo, che lo educa, dopo averlo fatto uscire dall’Egitto. Un Dio che ha a cuore il bene dell’uomo, che gli rivela le dieci parole perché possa vivere.

Nel bellissimo brano di oggi troviamo l’incontro fra Dio e Mosè. Prima di consegnare le parole, Dio si presenta: è il fedele, il misericordioso, il pietoso, lento all’ira e ricco di grazia. Nel testo proclamato dalla liturgia, però, è stato omesso il versetto in cui si dice “che è il Dio che punisce le colpe dei padri nei figli fino alla terza generazione“.

Si tratta invero di una orribile traduzione, in quanto il verbo originale non è punire, ma verificare. Il senso della frase è un’apertura alla speranza: il patto può essere trasgredito senza che lo si annulli; se i padri trasgrediscono, Dio verificherà se i figli sono capaci di essere fedeli, per vedere se esiste un’ennesima opportunità di redenzione.

Dio non si arrende davanti al male – come facciamo noi – tenta e ritenta nella convinzione che il bene e il buono saranno vittoriosi e più forti. All’eterno appartengono l’amore, la misericordia, la fedeltà, la pietà e la ricchezza di grazia, perché appartiene Dio in comunione con l’uomo.

Nella seconda lettura Paolo, scrivendo ai Corinti, testimonia la progressiva comprensione del mistero di Gesù che le prime comunità stanno compiendo.

Gesù non è soltanto un grande profeta, e nemmeno solo il messia, egli è il Figlio stesso di Dio. E, essendo il Figlio, svela chi è Dio in profondità, un mistero di comunione, un Padre/Madre che ama un figlio e questo amore si personifica nello Spirito Santo.

La Trinità non è un’inutile complicazione inventata dai primi cristiani, ma la progressiva comprensione di una grande verità.

Dio è famiglia, festa, comunicazione, comunione, danza.

Gesù conosce bene il Padre, perché lui e il Padre sono una cosa sola. Dio vuole la nostra salvezza più di quanto noi stessi la vogliamo. Non vuole condannare il mondo, ma redimerlo! Dio ama il mondo che noi a volte disprezziamo.

Siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio. L’immagine c’è già, la somiglianza la dobbiamo creare giorno per giorno, guardando a Dio ed imitandolo. Un Dio misericordioso che offre possibilità. Un Dio comunione che ci rivela che l’egoismo contraddice la nostra natura profonda.

Ed è per questo che stiamo male, che ci sentiamo vuoti, perché non ci realizziamo veramente chiudendoci in noi stessi.

Un Dio che desidera e opera la salvezza per ogni uomo, senza distinguere amici e nemici. Un Dio che oramai non si concepisce senza di noi e che svelandoci il suo volto ci rivela anche il nostro fine: essere con lui per sempre nella comunione di un solo amore.

Un Dio così bello che ci rende veri, che ci rende Chiesa, testimoni della Verità.