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SOLENNITÀ DELLA SS. TRINITÀ – C

 

Dal libro dei Proverbi (8, 22-31)
22 Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, fin d’allora.
23 Dall’eternità sono stata costituita,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
24 Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
25 prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io sono stata generata.
26 Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi,
né le prime zolle del mondo;
27 quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso;
28 quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell’abisso;
29 quando stabiliva al mare i suoi limiti,
sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia;
quando disponeva le fondamenta della terra,
30 allora io ero con lui come architetto
ed ero la sua delizia ogni giorno,
dilettandomi davanti a lui in ogni istante;
31 dilettandomi sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo.

 

SALMO8

Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (5, 1-5)

1 Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; 2 per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. 3 E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata 4 e la virtù provata la speranza. 5 La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Dal Vangelo secondo Giovanni (16, 12-15)
12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13 Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. 15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà.

 

OMELIA

 

Noi solitamente pensiamo alla Trinità come a un noioso tema di teologia. Invece è la meta a cui tutti aneliamo, la nostra verità, perché solo l’amore ci rende autentici.
Le letture di oggi ci presentano questo mistero in una maniera avvincente. Con la poesia, come fa il libro dei Proverbi, con la passione come fa Paolo nelle sue lettere, con la tenerezza come fa Gesù con i suoi discepoli.
Forse basterebbe rileggere i pochi versetti del libro dei Proverbi che abbiamo ascoltato per sentirci portare lontano da certe immagini così noiose di Dio, un Dio chiuso, imprigionato nell’immobilità, nell’impassibilità.
Qui si parla di un Dio che fin dall’inizio ha una compagna, un partner, nell’atto della creazione. È la Sapienza. È il suo architetto. Dio ha un architetto che immagina, progetta, che gioca con lui. Michelangelo nella Cappella Sistina raffigura la sapienza come una fanciulla che gioca. È la primizia di ogni cosa.
Se il libro dei Proverbi ricorre alla poesia, Paolo usa la passione per parlarci dello stesso mistero. Paolo ci assicura della speranza che ci è toccata, una speranza che non delude «perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che c’è stato dato».
E Gesù quando racconta il mistero di Dio, sceglie immagini di tenerezza, immagini di casa, di famiglia: Abbà, papà, figlio, nomi che abbracciano, nomi che si abbracciano. Spirito, ruhà, è un termine che avvolge e lega insieme ogni cosa, è il libero respiro di Dio, e mi assicura che ogni vita prende a respirare bene, allarga le sue ali, vive quando si sa accolta, presa in carico, abbracciata da altre vite.
Abbà, Figlio e Spirito ci consegnano il segreto per essere pienamente umani: in principio a tutto c’è un legame, un legame d’amore. Il grande progetto della Genesi: «facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza», significa «facciamolo a immagine della Trinità», a immagine di un legame d’amore, a somiglianza della comunione.

In questa festa ci viene presentata una compagnia straordinaria, verso la quale siamo diretti. Il Dio di Gesù è una «famiglia» di tre persone; la loro unità nasce dall’amore: si vogliono così bene da essere una cosa sola. Nella trinità è sparita la proprietà privata, è fatta di 3 relazioni che si donano totalmente, e così facendo ognuno manifesta pienamente se stesso. La Trinità è un modello di comunità, di dialogo creativo, di rispetto della diversità. Ogni dialogo, ogni relazione d’amore è anche una conversione all’altro.
Non è possibile una vera conversazione senza conversione: e infatti le due parole hanno la stessa radice. In un vero dialogo siamo tutti convertiti: se io dialogo con un musulmano o con un ateo, c’è da sperare che ci convertiremo entrambi. Pierre Claverie, il vescovo di Orano in Algeria, ha dedicato la sua vita al dialogo coi musulmani: la sua missione era scoprire Cristo nei suoi amici musulmani. E allo stesso modo fu una conversione per i suoi amici: alcuni di loro divennero cristiani, a rischio della loro vita, altri divennero musulmani migliori. Quando venne ucciso, una donna si alzò al suo funerale e disse: “lui era anche il vescovo dei musulmani”. E tutti i musulmani presenti si alzarono in piedi e dissero: “lui era il vescovo dei musulmani!”.
La Trinità è un sogno per l’umanità. Ci porta al di là delle divisioni e degli antagonismi in cui siamo solitamente confinati, ci porta in uno spazio sempre più grande, in una comunità dove l’amore è possibile perché è all’origine di ogni cosa: avvicina i lontani, mostra una comunanza più grande di ogni possibile diversità. Ci presenta un amore reciproco e fecondo, perché guarda fuori di sé guarda al futuro che ci attende dove non ci saranno più lacrime, dolore, tribolazioni, perché Dio sarà tutto in tutti (1 Cor 15,28).
(Fonti: Th. Radcliffe, A. Casati, E. Ronchi, F. Rosini)