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I Venerdì di Quaresima

dalle ore 13:00 alle 13:45

 

Via Crucis meditata e Adorazione

 

Venerdì 23 marzo: Tu perdoni il mio peccato

 

 

Nella Cappella della Passione

 

Le scene della Passione di questa cappella offrono la “composizione di luogo teologico”, simbolica e artistica, alla tappa alla Via Crucis. L’illustrazione inizia dalle lunette (Gesù nell’Orto del Getsemani, il Bacio di Giuda) e prosegue in sei tele, quattro sui pilastri (Cristo alla colonna, Cristo nel Pretorio, Cristo da Erode, l’Ecce Homo) e due sulle pareti (la Salita al Calvario, la Crocifissione). Nell’arco di ingresso alla Cappella sono rappresentate scene e figure dell’Antico Testamento; nei quattro pennacchi gli evangelisti. L’insieme completa la raffigurazione del tema della divina misericordia, del sacrificio e della salvezza.

La pala d’altare è un’opera recente, accolta nella Chiesa del Gesù e benedetta da papa Francesco il 27 settembre 2014, in occasione del secondo centenario della ricostituzione della Compagnia di Gesù. Il Pontefice, il primo scelto tra i Gesuiti, era commosso quando ha potuto contemplare l’illustrazione del corpo di Cristo morto sostenuto da tre confratelli: san Giuseppe Pignatelli (1737-1811), che della restaurazione della Compagnia fu protagonista; il servo di Dio Jan Philip Roothaan (1785-1853), secondo padre generale della rinata Compagnia; Pedro Arrupe (1907-1991), padre generale e figura decisiva nell’aggiornamento della Compagnia dopo il Concilio.

 

Le principali opere in questa cappella sono di Gaspare Celio su disegni del gesuita abruzzese Giuseppe Valeriani. L’attuale pala d’altare, la Deposizione è opera dell’artista bosniaco contemporaneo Safet Zec.

 

 

Introduzione

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

 

L’amore del Signore sia con tutti voi.

E con il tuo spirito

 

 

Esortazione

 

 

Canto

 

En todo amar y servir

 

  

 

(I testi delle singole stazioni della Via Crucis sono ispirati a scritti di don Primo Mazzolari)

  

 

TREDICESIMA STAZIONE

Gesù è trafitto dalla lancia

 

Sac.: Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo,

Tutti: Perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. (Giovanni 19,31-34)

Sangue dappertutto, oggi: il tuo, Signore, che è «riscatto» del sangue di tante tue creature, dal «giusto Abele» sino all’«ultimo» che non è mai l’ultimo, avendo l’uomo imparato, prima di ogni altra, l’arte di uccidere il fratello. Una statistica vuole che ogni quindici secondi ci sia un uomo che cade per colpa nostra. Ma la salvezza non è nel sangue: nel sangue c’è la «preziosità» di Colui che si offre, però è l’amore che fa «il prezzo del sangue» e che salva. L’«amore più grande» è «nel sangue di Cristo, che è sparso per noi», per il perdono del nostro peccato. Fratello, sorella, vedi quel Suo cuore che esce fuori dal costato? Non è più Suo neanche il cuore. Ma muore per me, muore per te: muore per insegnare agli uomini che non è più concesso di far morire, che è venuta l’ora di non far morire più nessuno, di mobilitare la pietà e preservare la vita delle creature di Dio.

 

(dal Salmo 143– Preghiamo, a cori alterni)

 

Signore, ascolta la mia preghiera!
Per la tua fedeltà, porgi l’orecchio alle mie suppliche
e per la tua giustizia rispondimi.

 

Il nemico mi perseguita,
calpesta a terra la mia vita;
mi ha fatto abitare in luoghi tenebrosi
come i morti da gran tempo.

 

In me viene meno il respiro,
dentro di me si raggela il mio cuore.

 

Ricordo i giorni passati,
ripenso a tutte le tue azioni,
medito sulle opere delle tue mani.

 

Signore, non resisto più:
fa’ presto, rispondimi.
Non rimanere nascosto,
senza di te la mia vita si spegne.

Sac.: «Io vi do la mia pace»: e ha le braccia spalancate e il segno dei chiodi. Nessuno è fuori dall’amore inchiodato sul legno. Signore, fa che io non escluda nessuno dal Tuo, dal mio cuore

 

Canto

Signore ascolta, Padre perdona

 

QUATTORDICESIMA STAZIONE

Gesù è posto nel sepolcro

 

Celebrante: Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo,

Tutti: Perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

 

Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe di Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiede il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro.

(Marco 15,42-46)

 

A differenza degli uomini che la storia chiama grandi, Cristo non ha preso con sé nulla. Giuseppe d’Arimatea gli presterà il lenzuolo della sepoltura: ma, sulla Croce, il Figlio dell’Uomo, nell’estrema nudità dell’offerta, può ben dire «Tutto ho dato!». Accetta la stalla, il fiato degli animali, la greppia, il canto degli angeli, i poveri doni dei pastori, i ricchi doni dei magi, l’esilio in Egitto, il nascondimento fino a trent’anni a Nazaret. Accetta le premure di Marta, i silenzi estasiati della Maddalena, il profumo, le lacrime e i baci della peccatrice, il gesto audace della Veronica, il pianto delle donne lungo il Calvario. Accetta l’Osanna e il Crucifige, il bacio di Giuda, gli sputi, gli schiaffi, le battiture, la corona di spine, lo straccio di porpora. Accetta la condanna, la croce, le cadute, la spogliazione, i chiodi… e avrebbe accettato anche gli aromi portati dalle donne il lunedì di Pasqua, se la Vita trionfante non li avesse resi un omaggio tardivo.

 

(dal Salmo 143 – Preghiamo, a cori alterni)

 

A te protendo le mie mani,

sono davanti a te come terra assetata.

 

Rispondimi presto, Signore:

mi viene a mancare il respiro.

 

Non nascondermi il tuo volto:

che io non sia come chi scende nella fossa.

 

Al mattino fammi sentire il tuo amore,

perché in te confido.

 

Fammi conoscere la strada da percorrere,

perché a te s’innalza l’anima mia.

 

Liberami dal peccato e dalla morte, Signore,

in te mi rifugio.

Sac.: Signore, oso guardarti. Pietro ti guarda e si salva. Il buon ladrone ti guarda e si salva. Il centurione ti guarda e si salva. I farisei non hanno guardato…Giuda ti ha baciato senza guardarti…Io ti faccio morire, ma ti guardo! Col mio sguardo, fammi giungere al tuo cuore. Che i tuoi angeli dischiodino le tue braccia perché esse mi sollevino dalla mia polvere di peccato: che essi distacchino i tuoi piedi benedetti perché mi conducano lontano da un mondo che non vuole credere al tuo amore.

 

Canto

Misericordias Domini 

 

QUINDICESIMA STAZIONE

Il Cristo in me

 

Celebrante: Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo,

Tutti: Perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

 

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore! a gloria di Dio Padre. (Filippesi 2,5-11)

 

La Via Crucis, è quella di Cristo, è quella di coloro che hanno ascoltato l’invito: «Prendete la vostra croce e seguitemi». E’ una povera storia di mani: il Signore la vede, il Signore la sopporta. Ci sono dentro anche le nostre mani… mani che contano volentieri il denaro, mani che legano le mani degli umili, mani che inchiodano, mani che invano cercano di lavare le proprie viltà, mani che scrivono contro la verità, mani che trapassano i cuori. La morte del Signore è opera di queste mani, che continuano nei secoli l’agonia e la passione. Se ci fosse un’acqua per lavare le mie mani! Per dimenticare le mie mani, ho bisogno di guardare altre mani, di sostituire le mie mani spietate con mani misericordiose. Vedo le mani della Madonna, di Maria Maddalena, di Giovanni, che dai piedi della croce si protendono verso il morente, benedicendo, implorando, perdonando. Vedo le mani del centurione, che si batte il petto: «Veramente costui è il Figlio di Dio». Vedo le mani delle donne che al mattino di Pasqua corrono al sepolcro…

 

 

Insieme, preghiamo cantando

 

ANIMA CHRISTI, SANCTIFICA ME
CORPUS CHRISTI, SALVA ME.
SANGUIS CHRISTI, INEBRIA ME
AQUA LATERIS CHRISTI, LAVA ME.

 

Volgiamo di nuovo i nostri occhi alla pala d’altare. La Deposizione ci invita a compiere un duplice passaggio: dal dolore e dalla morte degli innocenti, al corpo straziato dell’Innocente per eccellenza; dal dramma, alla speranza. Nel dialogo di figure e di sguardi della raffigurazione, la morte di Cristo è non solo memoria, ma evento che si ripete nei nostri terribili giorni. Il mistero della redenzione si mostra, come speranza nel Risorto, nella serenità, altrimenti inspiegabile, dei volti della Vergine e dei tre Gesuiti. E’ il paradosso della bellezza cristiana: Gesù è il «più bello fra i figli dell’uomo», ma anche l’Ecce homo «senza bellezza né apparenza». Due volti di un unico amore, quello che redime dal peccato e dà la vita.

 

Sac.: O Cristo la tua umanità appare violata e debole, più inerme e votata alla sconfitta. Donaci di cogliere con sincerità e partecipazione come la tua morte sia piena di Dio e di amore che redime. Il tuo corpo scenda nelle profondità della nostra umanità, della nostra vita. Sia il nostro cuore il tuo sacrario dal quale, al mattino di Pasqua, tu risorgerai vittorioso. E noi con te, a vita nuova.

 

Canto

 

Dio è uno di noi