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I Venerdì di Quaresima

dalle ore 13:00 alle 13:45

 

Via Crucis meditata e Adorazione

 

Venerdì 16 marzo: Tu risani il mio animo afflitto

 

 

All’altare maggiore

 

La Chiesa, comunità dei redenti e corpo visibile del Cristo, nel tempo e nello spazio trova nell’altare uno dei centri attorno a cui articola la sua comunione e sviluppa la sua vita sacramentale.
“L’altare è fondamento e radice dei misteri, come il battesimo lo è della vita in Cristo. Esso, infatti, è l’unica realtà oltre all’uomo a ricevere l’unzione del crisma, a essere cioè consacrato in vista del sacrificio eucaristico. Così l’altare viene costituito nel mondo creato, il punto sensibile in cui risulta certa e stabile la presenza sacramentale del Creatore (…) e celebrare il mistero del Corpo e Sangue del Signore” *.
Alla Santa Mensa riceviamo ciò che risana l’animo afflitto: la vita del Cristo, pane spezzato, sangue versato.

 

* (da MASSIMO MARELLI, La vita in Cristo. Cammino sacramentale di vita cristiana, Roma 2014)

L’altare maggiore attuale è opera ottocentesca di Antonio Sarti (1797-1880), il quale utilizzò in parte il materiale del precedente altare cinquecentesco. L’opera cominciò ai primi del 1841 e terminò in febbraio 1843.

 

 

Introduzione

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

 

L’amore del Signore sia con tutti voi.

E con il tuo spirito

 

 

Esortazione

 

 

 

Canto

 

Il Signore è la mia salvezza

 

 

 

 

 

(I testi delle singole stazioni della Via Crucis sono ispirati a scritti di don Primo Mazzolari)

 

 

 

DECIMA STAZIONE

Gesù è spogliato delle sue vesti

 

Sac.: Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo,

Tutti: Perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

 

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.» E i soldati fecero così. (Giovanni 19,23-24)

 

Rinuncia a scolparsi, lui, l’Innocente.

Rinuncia a difendersi, lui, l’Onnipotente.

Rinuncia alla rappresaglia, lui, il Forte.

Rinuncia a essere compatito, lui, il Pietoso.

Rinuncia alla vita, lui, il Vivente.

Rinuncia al vestito, lui, che veste i gigli del campo e ogni erba del prato. Cristo spogliato è il Povero per eccellenza, l’uomo senza diritti. Chi veste gli altri è spogliato, è nudo chi veste i gigli del campo! Ma la somiglianza non cancella l’ingiustizia: per questo mi sentirò dire nel giorno della Verità: «Io ero nudo e tu non mi hai vestito». Tu, sulla croce, sei nudo, sei l’Uomo; noi siamo camuffati a portare la maschera dell’uomo forte, della donna di successo, dell’uomo grande, della donna irresistibile, dell’uomo invincibile… fino alla croce, fin sulla tua Croce.

 

 

(dal Salmo 7 – Preghiamo, a cori alterni)

 

Signore, mio Dio, in te mi rifugio:
salvami e liberami da chi mi perseguita,

perché non mi sbrani come un leone,
non mi sbrani senza che alcuno mi salvi.

Signore mio Dio, se così ho agito:
se c’è iniquità sulle mie mani,

se ho ripagato il mio amico con il male,
se a torto ho spogliato i miei avversari,

il nemico m’insegua e mi raggiunga,
calpesti a terra la mia vita
e trascini nella polvere il mio onore.

Poni fine al male degli empi;
rafforza l’uomo retto,
tu che provi mente e cuore, Dio giusto.

La mia difesa è nel Signore,
egli salva i retti di cuore.

Sac.: Signore, toglici questa maschera: lascia che ci mostriamo come siamo, così da avere almeno pietà gli uni degli altri. Tu ci hai detto di amarci come tu ci ami. Forse quel giorno è ancora lontano, troppo lontano.

 

Canto

Christe lux mundi

 

UNDICESIMA STAZIONE

Gesù è inchiodato sulla Crece

 

Celebrante: Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo,

Tutti: Perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

 

Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. (Marco 15,22-27)

 

I suoi piedi hanno camminato per il Vangelo; le sue mani hanno guarito, assolto, rialzato, lavorato: mani che «hanno fatto bene ogni cosa», come quelle del Padre… Credevano, inchiodandogli mani e piedi, di aver reso impotente l’Onnipotente! Gli uomini credono di poter fermare Dio, spegnere lo Spirito, fermare la verità. Dio solo è la Roccia. Gesù ha le mani e i piedi crocifissi, ma libero il cuore, libera la testa. Costa l’amare, ma si può amare; costa il pensiero libero, ma è ancora possibile in uno sforzo supremo. Il cuore glielo lacereranno più tardi; la testa gliel’hanno già coronata di spine, ma quello che di più suo e di più sacro ha l’uomo, la personalità, che è fatta di pensiero e di sentimento, nessuno ha osato toccargliela.

C’è un solo punto fermo quaggiù per l’uomo: la Croce.

Mentre tutti portiamo la croce, pochi sono sicuri della Croce alla quali tu Signore resti appeso.

 

(dal Salmo 142 – Preghiamo, a cori alterni)

 

Tutte le nazioni mi hanno circondato,
ma nel nome del Signore le ho distrutte.

 

Con la mia voce al Signore grido aiuto,

con la mia voce supplico il Signore;

 

davanti a lui effondo il mio lamento,

al tuo cospetto sfogo la mia angoscia.

 

Mentre il mio spirito vien meno,

tu conosci la mia via.

 

Nel sentiero dove cammino

mi hanno teso un laccio.

 

Guarda a destra e vedi:

nessuno mi riconosce.

 

Non c’è per me via di scampo,

nessuno ha cura della mia vita.

 

Io grido a te, Signore;

dico: Sei tu il mio rifugio,

sei tu la mia sorte nella terra dei viventi.

 

Ascolta la mia supplica:

Salvami dai miei persecutori

Sac.: Gesù, sei il dolore che fu, che è ora, che sarà nei secoli. Sei l’Uomo del dolore, il Crocifisso di ogni ora. Ed io ti adoro.

 

Canto

Misericordias Domini, in eternum cantabo

DODICESIMA STAZIONE

Gesù muore in Croce

 

Celebrante: Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo,

Tutti: Perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

 

Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. (Marco 15,33-39)

 

Sul Calvario non si ragiona, si contempla. Con Cristo al mondo si è aggiunta una nuova dimensione: quella di coloro che danno la vita per ciò che amano. La Croce è l’unità di misura di questa nuova dimensione umana che sconfina nell’eterno: il Crocifisso è il fermento di questa nuova realtà, senza la quale non si capisce niente e tutto diventa disumano. Il Calvario «trascina» l’umanità. Che io lo voglia o no, la mia vita è legata al mio perdermi per coloro che amo. «Chi perde la propria vita, la ritrova». Se riesco a capire che il perdere per amore è il solo guadagno, non sono il più povero. La povertà non è mancanza né di denaro né di successo, ma l’impossibilità di spendermi, la mancanza di donarmi per amore. Se posso dare, sono ricco. E donando, mi apro a una ricchezza senza limiti su Dio. Si salva soltanto chi ha fede nell’amore di Colui che dona la vita per me.

 

(dal Salmo 1142 – Preghiamo, a cori alterni)

 

Signore, Dio della mia salvezza,

davanti a te grido giorno e notte.

 

Giunga fino a te la mia preghiera,

tendi l’orecchio al mio lamento.

 

Io sono colmo di sventure,

la mia vita è vicina alla tomba.

 

Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa,

sono come un morto ormai privo di forza.

 

E’ tra i morti il mio giaciglio,

sono come gli uccisi stesi nel sepolcro,

dei quali tu non conservi il ricordo

e che la tua mano ha abbandonato.

 

Mi hai gettato nella fossa profonda,

nelle tenebre e nell’ombra di morte.

 

Tutto il giorno ti chiamo, Signore,

verso di te protendo le mie mani.

 

Sac.: Gesù, quest’oggi mi dici che io conto più del mondo intero perché c’è una goccia del tuo Sangue sulla mia anima: fa’ che questa goccia risani il mio animo afflitto! Non mi abbandonare!

 

Canto

 

Ubi caritas et amor, ubi caritas Deus ibi est