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2 agosto – San Pierre Favre

2 agosto – San Pierre Favre

2 agosto – San Pierre Favre 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

San Pierre Favre
(1506-1546)

Beatificazione:
05 settembre 1872
Papa Pio IX

Canonizzazione:
17 dicembre 2013
Papa Francesco
Canonizzazione equipollente

Celebrazione
Memoria Liturgica:
2 agosto

San Pierre Favre

Un uomo pio, al tempo in cui questo appellativo non suscitava come oggi sorrisi di sufficienza ma racchiudeva l’ammirazione per una persona di tempra umana e spirituale non comuni. Questo fu ai suoi tempi – 500 anni fa – Pietro Favre, di professione “apostolo”. Apostolo del Vangelo, apostolo del Papa, apostolo del nascente carisma dei Gesuiti, che propagherà dappertutto durante i suoi molti viaggi.
Nacque a Le Villaret, nel ducato di Savoia, allora appartenente alla diocesi di Ginevra, il 13 aprile 1506, da famiglia di contadini benestanti. Dalla famiglia, e dalla madre in particolare, apprese una fede profonda e pure uno spirito missionario che iniziò a mostrare fin dagli anni della fanciullezza. Il desiderio di studiare lo portò a iniziare a frequentare la scuola, all’età di 10 anni, prima a Thônes e poi a La Roche, presso il pio maestro Velliard. A 19 anni si trasferì a Parigi per frequentare i corsi di filosofia e di teologia e prese alloggio nel collegio di Santa Barbara, dove condivise la stanza con san Francesco Saverio, al quale si aggiunse sant’Ignazio di Loyola.

Nel 1533 trascorse alcuni mesi in famiglia e al ritorno si fece ordinare sacerdote, il 30 maggio 1534. Il 15 agosto dello stesso anno a Montmartre
emise i voti religiosi e quello di obbedire al Papa e accolse quelli dei primi sette compagni di sant’Ignazio. Il 3 ottobre 1536 ottenne il diploma di Magister artium e il 15 novembre partì con i compagni per Venezia, da dove si recarono a Roma per chiedere al Papa la facoltà di recarsi a Gerusalemme. Nell’attesa di imbarcarsi si fermò in Veneto, a Vicenza, dandosi alla predicazione e, vista l’impossibilità di compiere il viaggio per la tensione dei rapporti della Repubblica con i Turchi, si trasferì insieme a tutti i compagni a Roma, dove nel 1538 si presentarono “come olocausto al sommo pontefice Paolo III” che li aveva chiamati. Favre fu subito incaricato di insegnare la Sacra Scrittura alla “Sapienza”.

Ignazio, il Papa e Lutero

Favre studia a Parigi e insegna per due anni alla “Sapienza” di Roma, ma la sua dottrina è per gli istruiti come per gli analfabeti e per lui non fa differenza lasciare il prestigio della cattedra quando il Papa lo invia a insegnare catechismo nelle campagne parmensi. E nessuna differenza ancora farà, più tardi, obbedire al Papa che lo invia in Germania come ponte di dialogo tra Chiesa e il montante protestantesimo di Lutero. Del resto, Favre è un gesuita innamorato della via aperta da Sant’Ignazio, nella quale diventa il primo sacerdote nel maggio del 1534 e il 15 agosto seguente, con il fondatore della Compagnia e altri cinque compagni emette il celebre voto di Montmartre, cioè di vivere in povertà e di andare a Gerusalemme, promettendo di mettersi a disposizione del Papa.

Sempre in viaggio

La guerra tra turchi e veneziani si mette di mezzo a impedire il pellegrinaggio, e allora quel primo nucleo del futuro Ordine si reca da Paolo III. Gli incarichi che il Papa affida sono diversi. Pietro Favre è un uomo dinamico ai limiti dell’irrequietezza, sublimata dal contatto col Vangelo che convoglia questo capitale di energia nella fibra missionaria che lo pervade. Favre si mette in viaggio attraverso l’Europa.

Dal maggio 1539 egli iniziò l’apostolato itinerante per l’Europa, sempre per comando del Papa. Fu prima a Parma, ducato di Pierluigi Farnese, impegnato nella predicazione, nell’assistenza ai poveri e ai malati, nella direzione spirituale e nel dare gli esercizi spirituali, attività nella quale si distinguerà per la notevole capacità di attrazione verso le persone di ogni ceto. A Parma fondò la confraternita sacerdotale del nome di Gesù, dandole un chiaro ordine di vita. Nel settembre del 1540, dopo un primo ordine di recarsi in Spagna, il Papa, su richiesta di Carlo V, lo inviò in Germania come assistente dell’ambasciatore imperiale Ortiz ai colloqui di religione a Worms e l’anno successivo alla dieta imperiale di Ratisbona, impegnandosi sempre a dare esercizi spirituali ai componenti della delegazione imperiale e ad altri sacerdoti. Il 9 luglio 1541 emise i voti solenni e il 27 dello stesso mese partì per la Spagna, raggiungendo Madrid dopo un viaggio di tre mesi, passando per la Svizzera e la Savoia, dove fece una visita al paese natale lasciando una forte impressione di santità.

Nel gennaio del 1542, sempre su ordine del Papa, si rimise in viaggio verso la Germania, passando per Barcellona, dove incontrò Francesco Borgia e raggiunse Spira in aprile, dedicandosi alla predicazione, alla direzione spirituale e agli esercizi spirituali. A Magonza, dove fu incaricato di insegnare Sacra Scrittura dal cardinale Alberto di Brandeburgo, incontrò il giovane Pietro Canisio e diede pure a lui gli esercizi spirituali nella primavera del 1543. Nell’agosto del 1543 si recò a visitare Colonia e in settembre ricevette l’ordine di recarsi in Portogallo. Impedito di imbarcarsi ad Anversa, passò per Lovanio e tornò a Colonia; nel luglio 1544 riprese il viaggio per il Portogallo e giunse il 24 agosto 1544 a Lisbona e proseguì per Évora a incontrare il re Giovanni III, presso il quale si trattenne fino al marzo 1545. Tra il 1544 e il 1545 fece visita al Collegio di Coimbra e il 4 marzo partì per raggiungere la corte di Spagna a Valladolid e poi a Madrid.

Preso da questo continuo girovagare non mancava di ringraziare il Signore che gli faceva andare bene tutte le cose e di dedicarsi all’apostolato della direzione spirituale, cercando di “lasciare nelle locande e case dove ci capita di alloggiare, qualche traccia di santa e buona condotta”. La forte simpatia che sapeva suscitare nelle persone che incontrava, grazie alla grande apertura d’animo, gli suggerì il dialogo e la comprensione anche nei confronti dei protestanti, con i quali preferiva parlare di bontà di vita e di vicinanza a Dio piuttosto che di temi di teologia e di ecclesiologia. Il continuo viaggiare non gli impedì neppure il contatto con la Compagnia, documentato dalla corrispondenza, e si occupò della sua diffusione raccogliendo adesioni e partecipando all’apertura di case a Valladolid, Alcalá e Gandia. Il suo cammino spirituale è esposto nel Memoriale, o Memorie spirituali, che iniziò a scrivere il 15 giugno 1542.

Anche la permanenza in Spagna era destinata a durare poco e nel febbraio 1546 informa il principe Filippo, il futuro Re, di aver ricevuto dal Papa l’ordine di recarsi a Trento per partecipare al Concilio. Parte il 20 aprile per Valencia e Barcellona, ma è costretto ad interrompere il viaggio per un mese a causa delle cattive condizioni di salute.

Predica, tiene esercizi, visita monasteri, con una dedizione e una sopportazione della fatica che finisce per minare la sua tenuta fisica. Ed è con la salute malmessa che Pietro Favre si mette in viaggio per Roma. La raggiunge il 17 luglio 1546 per quello che sarà il suo ultimo, grande incarico: offrire un contributo di dialogo alla discussione del Concilio di Trento, col quale la Chiesa intende rispondere alla Riforma di Lutero. Favre però si ammala e a Roma muore il primo agosto 1547.Giunge a Roma il 17 luglio e vi muore il 1° agosto. I suoi resti mortali furono deposti prima in S. Maria della Strada e poi nella Chiesa del Gesù a Roma; qui purtroppo non più identificabili nella sepoltura comune.

Il Memoriale

La bellezza spirituale di Pietro Favre è condensata nello spagnolo e nel latino che usa per redigere il suo “Memoriale”, sorta di diario spirituale che, assieme al suo epistolario, fa brillare la gemma della sua fede e del suo stile di vita genuinamente cristiano.