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Omelia Festa di Sant’Ignazio di Loyola

Omelia Festa di Sant’Ignazio di Loyola

Omelia Festa di Sant’Ignazio di Loyola 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Omelia per la Festa di Sant’Ignazio di Loyola

Chiesa del Gesù, 31 luglio 2026

Ger 20,7-9; 1 Cor 10,31–11,1; Lc 14,25-33

Cardinal Luis Antonio G. Tagle

Lodiamo il Signore che ci ha riuniti come famiglia di fede nell’Eucaristia nella festa di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù. Ringraziamo Dio per la sua eredità spirituale e missionaria, che merita di essere continuamente accolta.

Nel Vangelo, Gesù pone tre condizioni affinché qualcuno possa diventare suo discepolo: primo, «odiare» la propria famiglia e persino la propria vita; secondo, portare la propria croce e seguire Gesù; terzo, rinunciare a tutti i propri beni. Senza accettare queste condizioni, non si può essere discepoli di Gesù.

Non sorprende che le condizioni poste da Gesù suscitino paura o esitazione in chi le ascolta per la prima volta e persino in chi ha già deciso di seguirlo. Si dice: «Devo rinunciare a così tanto. Perché dovrei perdere persone e cose importanti?».

Infatti, spesso chiamiamo questi insegnamenti di Gesù «il costo del discepolato», o il prezzo del discepolato. Quando compriamo qualcosa o cerchiamo di raggiungere un obiettivo, c’è un costo da pagare: denaro, tempo o energia a cui si rinuncia o che si perdono. Potrebbe accadere che, calcolando quanto denaro, tempo, energia o sforzo ti verrebbero richiesti, tu decida di non acquistare l’oggetto o di non perseguire l’obiettivo. Anche quando sei già impegnato in un progetto, se poi ti rendi conto di quanto stai perdendo, potresti decidere di rinunciarvi.

Allo stesso modo, quando alcune persone ritengono che il costo del discepolato sia troppo alto, scelgono di non seguire Gesù.

Impariamo ancora una volta dalle Scritture e da Sant’Ignazio. Il costo del discepolato significa, in realtà, il valore del discepolato.

Anche nel commercio quotidiano, il costo di un articolo di consumo corrisponde al suo valore. Il costo dell’istruzione o della formazione ne indica il valore. Invece di guardare esclusivamente a ciò che perdiamo nel seguire Gesù, concentriamoci sul valore di Gesù, che rende quella «perdita» degna di essere subita.

Geremia, nella prima lettura, ha perso amici e sicurezza a causa della sua missione profetica. Ma il valore della Parola di Dio, il fuoco che ardeva dentro di lui e la salvezza del popolo erano irresistibili. Non poteva voltare le spalle alla sua missione. Il costo di una missione è il valore della missione stessa.

Ho imparato la stessa cosa dagli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio.

Nella seconda settimana degli Esercizi dobbiamo chiedere ciò che desideriamo:

«Qui si tratterà di chiedere una conoscenza interiore di Nostro Signore, che si è fatto uomo per me, affinché io possa amarlo più intensamente e seguirlo più da vicino».

Conoscere Gesù, il valore supremo, prepara a scegliere uno stato di vita a qualunque costo.

Per la terza settimana devo chiedere ciò che desidero:

«Qui si tratterà di chiedere dolore, rimorso e smarrimento, perché il Signore va incontro alla sua Passione per i miei peccati».

Il valore del dolore personale e della confusione per i peccati sta nella comunione con Gesù che soffre a causa mia.

Per la quarta settimana devo chiedere ciò che desidero:

«Qui si tratterà di chiedere la grazia di essere felice e di gioire intensamente per la grande gloria e gioia di Cristo nostro Signore».

Il valore della gioia non deriva dai miei successi, ma dalla gloriosa vittoria di Gesù.

San Paolo insegna nella seconda lettura che ogni attività umana, anche il semplice mangiare e bere, ha valore quando è compiuta per la gloria di Dio.

Nulla può separarci dall’amore di Dio in Gesù Cristo: né la fame, né la sete, né l’angoscia, né l’afflizione, né la persecuzione, né la nudità, né il pericolo, né la spada (Rm 8,35).

In tutte queste esperienze «costose», noi trionfiamo grazie a Colui che ci ha amati. Così amiamo e serviamo Dio in tutte le persone, le cose e gli eventi della vita.

Il vero costo sta nel valore.

Credo che il terzo grado o via dell’umiltà negli Esercizi Spirituali (n. 167), con le sue conseguenze «costose», sia radicato nel valore dell’imitazione di Cristo, dell’essere più simili a Lui.

Sant’Ignazio scrive:

«La terza via dell’umiltà è la più perfetta e consiste in questo: quando possiedo la prima e la seconda via, e quando le opzioni favoriscono in egual misura la lode e la gloria di Dio, per imitare meglio Cristo nostro Signore ed essergli più simile qui e ora, desidero e scelgo la povertà con Cristo povero piuttosto che la ricchezza; il disprezzo con Cristo caricato di esso piuttosto che gli onori. Anzi, desidero essere considerato uno stolto inutile per Cristo, che prima di me era considerato tale, piuttosto che una persona saggia o prudente in questo mondo.» (Esercizi Spirituali, n. 167).

Accettando di essere poveri e umiliati insieme a Gesù, povero e umiliato, entriamo in comunione con i nostri fratelli e sorelle poveri e umiliati.

Che sacrificio! Che costo! Ma che valore c’è nell’essere uno con Gesù!

Avendo scoperto il valore di seguire Gesù, si può così fare un’offerta con profondo affetto, non con il cuore appesantito, e dire:

«Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo. Tu me lo hai dato; a te, Signore, lo restituisco. Tutto è tuo, di tutto disponi secondo la tua volontà. Dammi solo il tuo amore e la tua grazia; e questo mi basta.» (Esercizi Spirituali, n. 234).

Siamo tutti poveri. Restituiamo a Dio solo ciò che abbiamo ricevuto da Lui. Nessuno può né deve fingere di essere proprietario di beni che perde quando li cede.

Riconoscendo la nostra povertà, ci apriamo a conoscere, amare e servire Gesù, l’unico che può colmare e compiere la nostra vita.

Il suo amore è sufficiente, più che sufficiente per noi.